Israele continua a bombardare il Libano dopo aver ucciso 11 persone (tra cui un bambino) in un solo raid
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Israele continua a bombardare il Libano dopo aver ucciso 11 persone (tra cui un bambino) in un solo raid

L’esercito israeliano continua a colpire quelli che definisce obiettivi di Hezbollah in Libano, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 17 aprile e recentemente prorogato di alcune settimane.

Israele continua a bombardare il Libano dopo aver ucciso 11 persone (tra cui un bambino) in un solo raid
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24 Maggio 2026 - 19.00


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Attacchi israeliani hanno colpito il sud e l’est del Libano, un giorno dopo che 11 persone erano state uccise in un singolo raid nel sud del Paese, nonostante il cessate il fuoco nella guerra tra Israele e Hezbollah e mentre si moltiplicano le indiscrezioni su un possibile accordo di pace imminente tra Stati Uniti e Iran.

Secondo il ministero della Salute libanese, il bombardamento di sabato su Sir al-Gharbiyeh «ha provocato un massacro: il bilancio definitivo è di 11 morti, tra cui un bambino e sei donne, e nove feriti, compresi quattro bambini e una donna».

L’esercito israeliano continua a colpire quelli che definisce obiettivi di Hezbollah in Libano, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 17 aprile e recentemente prorogato di alcune settimane.

Anche il gruppo sciita sostenuto dall’Iran ha proseguito gli attacchi contro obiettivi israeliani nel sud del Libano e oltre il confine, compreso il lancio di razzi domenica contro truppe israeliane operative sul territorio libanese.

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L’agenzia di stampa ufficiale libanese NNA ha riferito di raid israeliani contro diverse località del sud e dell’est del Libano, alcuni dei quali hanno provocato vittime.

Alcuni bombardamenti sono avvenuti prima che l’esercito israeliano emettesse due ordini di evacuazione riguardanti più di una dozzina di villaggi nel sud del Libano e nella valle orientale della Bekaa.

Un corrispondente dell’AFP ha visto enormi colonne di fumo levarsi dopo gli attacchi su Nabatieh e Zawtar al-Sharqiyah, nel sud del Paese.

La Protezione civile libanese ha dichiarato nelle prime ore di domenica che la propria sede regionale di Nabatieh è stata distrutta da un raid israeliano notturno.

Un fotografo dell’AFP ha documentato i soccorritori mentre recuperavano attrezzature e trasportavano via dalle macerie bombole di ossigeno su una barella.

Hassan Fadlallah, deputato di Hezbollah colpito questa settimana da sanzioni statunitensi, ha dichiarato domenica che «grandi trasformazioni sono in corso nella regione», mentre cresce l’attesa per un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran che possa porre fine alla guerra in Medio Oriente.

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Secondo Fadlallah, l’Iran «ha subordinato il proprio accordo con gli Stati Uniti alla cessazione della guerra in Libano».

Sabato Hezbollah aveva riferito che il suo leader, Naim Qassem, aveva ricevuto un messaggio dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, nel quale si spiegava che l’ultima proposta iraniana, trasmessa attraverso mediatori pakistani, sottolineava «la richiesta di includere il Libano» nel più ampio accordo di cessate il fuoco.

Fadlallah ha aggiunto che «la guerra non finirà soltanto in Iran, ma in tutta la regione, soprattutto in Libano», invitando le autorità libanesi a «sfruttare questa copertura regionale… che avrà conseguenze anche per noi».

Di recente le autorità libanesi hanno avviato colloqui diretti con Israele sotto l’egida degli Stati Uniti, insistendo però sul fatto che le discussioni debbano restare indipendenti dai negoziati tra Washington e Teheran.

Hezbollah aveva trascinato il Libano nella guerra mediorientale il 2 marzo, lanciando razzi contro Israele in risposta all’uccisione della Guida Suprema iraniana.

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Secondo i termini del cessate il fuoco pubblicati da Washington, Israele si riserva il diritto di agire contro «attacchi pianificati, imminenti o in corso».

Le truppe israeliane che hanno invaso il Libano operano inoltre all’interno di una cosiddetta “linea gialla” annunciata da Israele, una fascia profonda circa 10 chilometri lungo il confine meridionale libanese.

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