L’Iran ha colpito strutture militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, in particolare le basi di Arifjan e Ali Al Salem in Kuwait, e quelle di Juffair e Sheikh Isa in Bahrain.
Secondo quanto dichiarato dalle autorità iraniane, gli attacchi condotti dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait, un’antenna satellitare in Qatar e depositi di carburante delle forze armate statunitensi in Bahrain.
Funzionari iraniani avvertono che, se gli attacchi americani contro l’Iran dovessero proseguire, l’IRGC estenderà le proprie operazioni contro altre basi militari statunitensi nella regione, anche negli altri Paesi del Golfo.
Quello che emerge è un modello già osservato in precedenza: ogni volta che gli Stati Uniti colpiscono l’Iran, Teheran risponde attaccando obiettivi nei Paesi del Golfo.
Quando viene chiesto perché gli iraniani stiano prendendo di mira proprio gli Stati confinanti, la risposta è che questi Paesi metterebbero a disposizione il proprio spazio aereo per le operazioni americane oppure consentirebbero agli Stati Uniti di utilizzare le loro basi militari per lanciare attacchi contro l’Iran.
Secondo questa lettura, la strategia di Teheran consiste nell’aumentare i costi del conflitto e fare pressione sui governi del Golfo affinché cerchino di fermare le operazioni militari statunitensi contro l’Iran.