Roggero, imbarazzante Meloni: parole che sdoganano la legittimità di uccidere dopo aver subito un reato
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Roggero, imbarazzante Meloni: parole che sdoganano la legittimità di uccidere dopo aver subito un reato

Giorgia Meloni torna in maniera imbarazzante sul caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l'uccisione di due rapinatori all'esterno della sua attività dopo una rapina avvenuta nell'aprile 2021.

Roggero, imbarazzante Meloni: parole che sdoganano la legittimità di uccidere dopo aver subito un reato
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19 Luglio 2026 - 13.22


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La dectra vuole il legittimo omicidio, questa è la verità. E lo fa ben sapendo che sarebbe la fine dello Sato di diritto ma ora serva la propaganda.

Giorgia Meloni torna in maniera imbarazzante sul caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori all’esterno della sua attività dopo una rapina avvenuta nell’aprile 2021.

In un’intervista al Corriere della Sera, la presidente del Consiglio ha espresso forti perplessità sulla sentenza, soffermandosi sul trauma vissuto dall’uomo, sul tema della legittima difesa e sulla proporzionalità delle pene. Intanto il vicepremier Matteo Salvini ha fatto visita a Roggero nel carcere di Bollate per il secondo giorno consecutivo.

Meloni ha posto l’accento sullo stato psicologico del gioielliere al momento dei fatti, ricordando che Roggero era già stato vittima di una rapina nel 2015 e che, durante l’assalto del 28 aprile 2021, aveva visto la figlia minacciata e la moglie immobilizzata con una pistola puntata alla testa.

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“Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? Siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere?”. E ancora: “E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più”.

La premier ha richiamato anche l’articolo 55 del codice penale, che esclude la punibilità quando il fatto è commesso in stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto, sostenendo che questo aspetto meriti una riflessione più approfondita.

Sul tema della legittima difesa, Meloni ha messo in discussione la possibilità di individuare con precisione il momento in cui una minaccia possa considerarsi terminata. “Siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?”.

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Secondo la presidente del Consiglio, le reazioni di una persona sottoposta a un’aggressione estrema sono condizionate da meccanismi fisiologici difficili da controllare.

“Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità “combattimento”. Esiste una ampia letteratura a riguardo che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino”.

Meloni ritiene che proprio questo elemento non sia stato adeguatamente valutato nei tre gradi di giudizio: “A Roggero viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress. Picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori”.

La premier ha affrontato anche il tema della severità delle condanne previste dall’ordinamento, evidenziando, a suo giudizio, un problema di equilibrio tra reati diversi. “Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere. C’è un problema di proporzionalità delle pene”.

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Infine ha confermato di aver sollecitato il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare la pratica di grazia. “Gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome: una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale. Ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento”.

Meloni ha inoltre espresso soddisfazione per la proposta di legge che mira a escludere il risarcimento civile nei confronti di chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato, sostenendo che una simile norma eviterebbe che alcune vittime, come nel caso di Roggero, vengano colpite una seconda volta.

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