Israele, Naza diventa un caso politico: ministri di Netanyahu contro i registi chiedono la revoca della cittadinanza
Top

Israele, Naza diventa un caso politico: ministri di Netanyahu contro i registi chiedono la revoca della cittadinanza

In Israele il docufilm Naza, realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Premio Speciale della Giuria, è diventato al centro di una durissima polemica politica.

Israele, Naza diventa un caso politico: ministri di Netanyahu contro i registi chiedono la revoca della cittadinanza
Yuval Abraham e Rachel Szor
Preroll

globalist Modifica articolo

14 Settembre 2026 - 10.55


ATF

In Israele il docufilm Naza, realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia con il Premio Speciale della Giuria, è diventato al centro di una durissima polemica politica.

A contestare pubblicamente il lavoro dei due registi sono stati due ministri del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Il film raccoglie le testimonianze di 24 israeliani appartenenti all’apparato militare, tra ufficiali dell’intelligence e soldati, e racconta le tecniche utilizzate nella guerra a Gaza, offrendo una rappresentazione di quella che gli stessi militari intervistati descrivono come l’uccisione sistematica di civili palestinesi.

L’attacco di Ben Gvir

Il primo esponente del governo israeliano a prendere di mira gli autori è stato Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale. Il ministro ultranazionalista ha invitato i due registi a lasciare il Paese, rivolgendosi direttamente a loro: “sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!”.

In un messaggio pubblicato su X, Ben Gvir ha definito Nazaantisemita” e ha accompagnato l’attacco con una citazione dalle Scritture: “I tuoi distruttori e i tuoi devastatori usciranno da te”.

Leggi anche:  Per Israele gli operatori umanitari possono essere considerati terroristi e diventare obiettivi "legittimi"

Il ministro ha poi rivolto nuove accuse ai registi: “A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene”.

Zohar chiede la revoca della cittadinanza

La polemica è ulteriormente degenerata con l’intervento del ministro della Cultura Miki Zohar, che ha chiesto addirittura la revoca della cittadinanza israeliana dei due registi, accusandoli di “tradimento“.

“L’odio viscerale che anima i produttori, disposti a infangare la propria patria pur di ottenere l’applauso degli antisemiti di tutto il mondo, è inconcepibile e rappresenta un tradimento nei confronti del Paese”, ha dichiarato Zohar.

Il ministro ha quindi annunciato: “In qualità di ministro della Cultura, agirò immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana a questi spregevoli registi per aver tradito il Paese”.

Il premio a Venezia

La contestazione politica in Israele arriva dopo il riconoscimento ottenuto da Naza alla Mostra del Cinema di Venezia. Il documentario di Abraham e Szor ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria e, al termine della proiezione nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, è stato accolto da una lunga standing ovation.

Leggi anche:  A Netanyahu la verità sul 7 ottobre fa male

Durante la cerimonia, Yuval Abraham ha ringraziato la giuria e ha spiegato le difficoltà incontrate dal film in Israele:

“Grazie alla giuria, e siamo entrambi molto grati di essere qui. Onestamente, non è facile stare qui. Penso a tutte le persone, ai politici israeliani, ai giornalisti, che stanno attaccando questo film, contestandolo senza nemmeno averlo visto. E si sta facendo di tutto per non guardare la realtà. Per noi è davvero fondamentale che gli israeliani vedano questo film”.

Il documentario era stato inserito all’ultimo momento nel concorso principale, su richiesta degli stessi autori, e proiettato nelle fasi finali del programma. La risposta del pubblico è stata particolarmente significativa: l’anteprima si è conclusa con una standing ovation durata circa 25 minuti.

Il film è stato realizzato nell’arco di tre anni, lavorando di notte sui tetti di Tel Aviv e mantenendo condizioni di estrema segretezza. Al centro del documentario ci sono le testimonianze di 24 persone interne all’apparato militare israeliano, tra cui ufficiali dell’intelligence e soldati, chiamate a raccontare dall’interno le modalità della guerra condotta nella Striscia di Gaza.

Native

Articoli correlati