Gentile Signor Gustavo Petro, presidente della Colombia. Le chiedo scusa per l’accostamento che sto per compiere. Non è questione di lignaggio: il capo di uno Stato e il direttore di un piccolo giornale italiano, Il Foglio di Claudio Cerasa. La scusa non è per lesa maestà, ma peer qualcosa di molto più profondo e, ne converrà, importante: la visione del mondo, delle relazioni tra esseri umani, tra popoli. Lei, Signor Presidente, nel suo appassionato discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha affermato, tra le altre importanti annotazioni del suo intervento, che “Non esiste una razza superiore, né un popolo eletto da Dio, che siano né gli Stati Uniti né Israele, ignoranti fondamentalisti di estrema destra Il popolo eletto da Dio è l’intera umanità”.
Quanta saggezza, quanta umanità, quanta verità sottendono questa sua considerazione. Non esiste una razza superiore, né un popolo eletto a cui Dio ha affidato la missione divina di annientare un popolo “inferiore” per edificare dal “mare al fiume”, sulla sacra terra di Eretz Israel, lo Stato ebraico.
Lei, Signor Presidente, ha fatto riferimento agli “ignoranti fondamentalisti”. Un plurale che non è neutro. Perché, vede, qui da noi, in Italia, in Europa, in Occidente, quando si parla di fondamentalismo, lo si fa al singolare, perché il fondamentalismo è solo ed esclusivamente islamico. Così non è, perché esistono altri fondamentalismi che imperversano: il fondamentalismo cristiano, quello degli evangelici americani che hanno grande peso anche nel continente latino-americano di cui la Colombia fa parte, e il fondamentalismo ebraico, quello che arma i coloni terroristi in Cisgiordania, e che ammanta di legittimazioni pseudoreligiose il genocidio di Gaza. Il fondamentalismo che riconosce nell’altro da sé solo e sempre un nemico da abbattere. Un fondamentalismo che antepone la legge della Torah a quella del diritto internazionale. Un fondamentalismo etnocratico.
Signor Presidente, Lei non saprà nemmeno dell’esistenza di un giornale italiano chiamato Il Foglio e del suo giovane e sentenziante direttore. Se proprio le interessasse, forse potrebbe chiedere lumi a Benjamin Netanyahu e ai suoi ministri-coloni che il succitato foglio, con la minuscola, esalta o giustifica un giorno sì e l’altro pure. Anche Cerasa si è interessato all’Assemblea in svolgimento al Palazzo di Vetro, e lo ha fatto in un editoriale che neanche Netanyahu avrebbe saputo vergare con la potenza invettiva del direttore Cerasa. Nel suo mirino mediatico è finito il Segretario generale delle Nazioni Unite, in scadenza di mandato, Antonio Guterres. Per Cerasa, cito testualmente la sintesi del suo j’accuse, “Il discorso di Guterres è un perfetto e spaventoso manifesto di sottomissione del modello Onu all’islamismo radicale”.
Boom. Se fossero stati in sala, e in vita, Osama bin Laden e il califfo al-Baghdadi avrebbero applaudito l’”emiro” Guterres…
Nella sua intemerata, Cerasa che “il segretario generale dell’Onu ha dimenticato gli houthi; ha rimosso l’Iran, ha minimizzato Hamas, ha demonizzato Israele perché l’algoritmo dell’Onu, quando si occupa dei conflitti del mondo, riesce a funzionare bene se sceglie di non disturbare le ideologie estremiste. Non poteva esserci miglior commiato”.
Peccato che a Trump non sia stata fornita una anticipazione del focoso editoriale lo avrebbe potuto inserire nel suo delirante discorso alle Nazioni Unite. Vabbè, può sempre rimediare pubblicandolo suo social personale, Truth.
Signor Presidente, per quel che mi riguarda, posso solo che augurarle lunga vita e soprattutto di restare umano. Il suo discorso fa ben sperare.