Dopo la presentazione istituzionale alla Camera dei Deputati dello scorso aprile, il Catalogo Savile dedicato agli scavi condotti da Lord Savile Lumley presso il Santuario di Giunone Sospita è approdato anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, all’interno dello Spazio Lazio del Lingotto Fiere, nell’ambito del programma culturale promosso dalla Regione Lazio.
L’incontro, svoltosi il 15 maggio, è inserito nel calendario ufficiale della manifestazione con il titolo “Raccontare il patrimonio: il catalogo come strumento di valorizzazione europea” ed è stato organizzato dalla Direzione regionale Cultura, Politiche giovanili e della famiglia, Pari opportunità e Servizio civile.
A intervenire sono stati Valeria Fabio, responsabile dei Servizi museali e degli Istituti culturali della Regione Lazio, Luca Attenni, direttore del Museo Civico e Diffuso di Lanuvio, e la traduttrice del Catalogo Savile, Maria Julia Amicizia.
La presenza del progetto all’interno della principale manifestazione editoriale italiana rappresenta un riconoscimento importante per un’esperienza culturale nata da una lunga attività di ricerca territoriale e oggi capace di inserirsi nel dibattito contemporaneo sulla cooperazione museale internazionale, sul rapporto tra patrimonio e comunità e sulle nuove forme di valorizzazione condivisa dei beni archeologici.
Al centro dell’incontro vi è stata soprattutto la riflessione sul significato culturale del Catalogo Savile, inteso come esito di un percorso di lungo periodo costruito attraverso la collaborazione tra istituzioni italiane e britanniche. Un lavoro che ha coinvolto il Museo Civico e Diffuso di Lanuvio, il Leeds Museums & Galleries e il British Museum, insieme a figure fondamentali per lo sviluppo scientifico, museale e diplomatico del progetto.
Tra queste il sindaco di Lanuvio Andrea Volpi, che ha proseguito il percorso istituzionale avviato dal precedente sindaco Luigi Galieti, il direttore del Museo Civico e Diffuso di Lanuvio Luca Attenni, il direttore del Leeds Museums & Galleries David Hobes e la dott.ssa Christine Bradley del British Museum, tutti protagonisti del percorso di valorizzazione e ricomposizione storica del grande gruppo scultoreo di Licinio Murena.
“Questo progetto — ha spiegato Luca Attenni a margine dell’incontro — nasce certamente dalla ricerca archeologica, ma anche dalle relazioni costruite nel tempo tra istituzioni, studiosi e comunità. A Leeds hanno percepito immediatamente la sincerità del nostro interesse verso questi reperti e hanno compreso che non volevamo semplicemente organizzare una mostra, ma ricostruire una storia comune. È così che un rapporto istituzionale si è trasformato in una collaborazione stabile fatta di studio, fiducia reciproca e progettazione condivisa”.
Attenni ha poi sottolineato come il caso di Lanuvio possa rappresentare un modello innovativo anche per il futuro: “Molti monumenti antichi nel mondo sono dispersi tra collezioni differenti. In passato questa frammentazione è stata vissuta soltanto come una perdita; oggi invece possiamo trasformarla in occasione di cooperazione culturale. Non sempre sarà possibile ricomporre fisicamente un’opera, ma possiamo ricostruirne significato e valore proprio grazie alla collaborazione tra istituzioni”.
Il progetto lanuvino, infatti, negli ultimi anni ha ampliato progressivamente il proprio raggio d’azione. Oltre al prestito dei marmi conservati a Leeds — prorogato fino al 2029 — sono stati avviati studi congiunti, attività divulgative, podcast, iniziative teatrali, pubblicazioni bilingue, collaborazioni accademiche e sperimentazioni digitali pensate per raggiungere pubblici sempre più ampi, soprattutto giovani.
Un percorso che si inserisce all’interno della più ampia strategia culturale della Regione Lazio, fortemente orientata alla valorizzazione integrata di musei, archivi e biblioteche territoriali. I funzionari regionali presenti al Salone hanno espresso apprezzamento per il lavoro sviluppato a Lanuvio, considerato un esempio virtuoso di cooperazione culturale di lungo periodo.
Non è un caso che il progetto sia riuscito a riattivare negli ultimi anni anche il tessuto culturale e sociale della città. Dalle mostre internazionali ai laboratori per bambini, dai fumetti divulgativi ai visori 3D per la visita immersiva dell’antica Lanuvio, fino agli spettacoli teatrali realizzati insieme agli studenti del Leeds City College, il percorso dei marmi di Licinio Murena ha progressivamente coinvolto la comunità locale, trasformando il patrimonio archeologico in uno strumento vivo di partecipazione collettiva.
In questo senso, il passaggio al Salone del Libro assume anche un forte valore simbolico: il Catalogo Savile esce definitivamente dalla dimensione locale per affermarsi come esperienza culturale europea capace di collegare archeologia, editoria, ricerca scientifica e diplomazia culturale. Un modello che dimostra come, attraverso la qualità delle relazioni istituzionali e la condivisione delle conoscenze, anche un patrimonio disperso da oltre un secolo possa ritrovare nuova voce, nuova centralità e nuove prospettive per il futuro.