Naza, riempire le sale dove lo proietteranno: anche così si dice no al genocidio di Gaza
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Naza, riempire le sale dove lo proietteranno: anche così si dice no al genocidio di Gaza

I cinema come tante “piazze” virtuali in cui manifestare la propria vicinanza a chi in Israele documenta le atrocità commesse dall”esercito più morale al mondo” a Gaza. 

Naza, riempire le sale dove lo proietteranno: anche così si dice no al genocidio di Gaza
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

15 Settembre 2026 - 18.08


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I cinema come tante “piazze” virtuali in cui manifestare la propria vicinanza a chi in Israele documenta le atrocità commesse dall”esercito più morale al mondo” a Gaza. 

Dal 28 al 30 settembre, sarà distribuito in Italia “Naza”. La proposta che, come Globalist, ci sentiamo di avanzare è fare dell’uscita del film documentario premiato a Venezia, l’occasione per mostrare che il genocidio di Gaza non è dimenticato. Un atto partecipativo dalla forte valenza politica. Spettatori-protagonisti. E anche un’occasione per mostrare la più totale contrarietà ai disegni di legge in discussione in Parlamento sull’antisemitismo. Un attacco alla libertà di critica nei confronti dello Stato genocidiale israeliano. Se questa legge liberticida passasse, anche la proiezione in un’aula universitaria, in una festa de l’Unità o dell’Arci o in un dibattito pubblico, potrebbe essere sanzionata come un atto di ostilità “antisemita” verso lo Stato ebraico. 

Per averne contezza, basta leggere quanto scritto sul film e sulla straordinaria accoglienza del pubblico della Mostra del cinema di Venezia, dai giornali filoisraeliani: fogli, foglietti, fogliacci che hanno “rosicato” per il premio a Naza e ai suoi due coraggiosi registi. Non sono arrivati a definirli antisemiti, ma lo hanno fatto intendere. D’altro canto, i negazionisti del genocidio a Gaza, quelli per cui 70mila gazawi uccisi, la maggior parte dei quali donne, adolescenti, bambini, sono “danni collaterali” di una guerra sacrosanta. E quei ventimila bambini uccisi, le decine di migliaia feriti, amputati, traumatizzati per il resto della loro vita, per gli ultras di Israele sono responsabilità esclusiva di di Hamas

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Sulle accuse al “’Naza”, contenente le testimonianze di soldati dell’Idf sugli attacchi israeliani a Gaza, è arrivato il sigillo del primo ministro Benyamin Nethanyahu che, in un video di un minuto pubblicato sui social, attacca la pellicola premiata alla Mostra del cinema di Venezia: “Ne ho sentito parlare, ed è sconvolgente – afferma -. Stiamo combattendo l’incitamento all’antisemitismo in tutto il mondo, ma quando proviene da dentro di noi, è intollerabile”. 

Poco prima era stato il capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano Eyal Zamir a promettere nero su bianco che sarà fatta chiarezza su quello che ha definito “un tentativo deliberato di minare la legittimità dell’Idf e dello Stato di Israele”. “Non permetteremo – ha affermato Zamir – che i soldati dell’Idf vengano trasformati in bersagli attraverso menzogne e infamanti accuse di sangue. Un simile tentativo va contrastato con decisione, utilizzando ogni strumento a nostra disposizione: legale, di comando e di diplomazia pubblica”. 

Perciò il capo dell’esercito ha disposto che venga aperta una indagine, incaricando il procuratore generale militare di “valutare e promuovere possibili iniziative legali riguardanti il film e i soggetti coinvolti”. In particolare “saranno esaminati gli aspetti relativi alla sicurezza delle informazioni e l’eventuale coinvolgimento di individui nella divulgazione non autorizzata di materiale classificato utilizzato per la realizzazione del film”.

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Il film ‘Naza’ – il cui titolo fa riferimento a un acronimo militare ebraico che può essere tradotto come “danno collaterale” – si basa su interviste anonime a membri interni dell’esercito e dell’intelligence israeliani. L’Idf vuole venirne a capo. Le dichiarazioni di Zamir in questo senso sono molto chiare: “Si tratta di un attacco allo Stato di Israele, non soltanto all’Idf. Il film fa proprie le narrazioni di chi odia Israele”. 

Del resto, era inevitabile che avrebbe provocato reazioni il clamore attorno al film che a Venezia ha ricevuto il premio speciale della giuria e a cui il pubblico ha dedicato una standing ovation di 25 minuti, mai così lunga. Finito domenica sera il Capodanno ebraico, il primo a tuonare è stato il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir che su X, rivolgendosi direttamente ai registi Rachel Szor e Yuval Abraham, aveva scritto: “A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene. Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!”. Poi il ministro della Cultura, Miki Zohar, che per i due cineasti ha chiesto la revoca della cittadinanza israeliana. 

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“Turbata dalla risposta autoritaria” suscitata dal film in Israele si dice la società che ha prodotto il documentario, la Guardian News and Media: “Naza è frutto di oltre tre anni di giornalismo d’inchiesta”, sottolinea, assicurando che “difenderà con fermezza Naza, e il team che lo ha realizzato, da qualsiasi attacco o tentativo di censura”.

Riempire le sale. È un modo per esprimere vicinanza e solidarietà a chi in Israele si oppone alla deriva fascista e disumanizzante. 

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