La Chiesa alla sfida della post-modernità
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La Chiesa alla sfida della post-modernità

La vera sfida in Conclave è una sola: confrontarsi con la modernità, la post-modernità, o no? La seconda scelta sarebbe nefasta per tutti.

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13 Marzo 2013 - 17.00


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di Riccardo Cristiano

Dà un certo fastidio sentire e leggere tanti articoli che pongono al centro della contesa conclavaria gli scandali. Gli scandali… Lettura “bassina”, pur riferendosi a fatti incresciosi e gravissimi, davanti a un evento del genere. Perché? Perché un papa energico, nel pieno della sua vigoria fisica e di coscienza, scegliendo i giusti collaboratori ne verrebbe a capo rapidamente. Più complesso capirne e rimuoverne le cause. La prima, l’obbligo del celibato, richiederebbe già scelte importanti. Poi c’è il criterio di selezione del personale, quel criterio che ha portato a capo di tante chiese personalità come O’Brien, dimessosi per comportamenti sessuali inadeguati. Ecco, l’errore non è stato scegliere lui senza capire le sue debolezze, ma ritenere che il conservatorismo fosse in sè una garanzia di qualità. Non è così. Questa è la seconda causa degli scandali da rimuovere: il criterio di scelta seguito in questi ultimi decenni. Anche questo, scegliere un altro criterio, è più difficile che combattere gli scandali.

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Ma il vero problema è confontarsi con la post-modernità. Per chi ha scelto di non confrontarsi con la modernità, decidere di farlo con la postmodernità, che in Europa è post-religiosità, è una cosa così urgente e fondamentale da far tremare vene e polsi. La mutazione antropologica alla quale stiamo assistendo non si verificava da secoli. Se la chiesa non coglie i nodi di questa post-modernità, cioè la questione ecologica, la questione sessuale, la questione omosessuale, il diritto all’amore, la questione glo-cale, cioè del complesso rapporto tra locale e globale, sarà una catastrofe.

Una scelta di arroccamento, di chiusura al postmoderno che è il mondo e la cultura di tutto il mondo, in forme diverse tra Nord e Sud, vorrebbe dire ridurre, come mi ha detto il priore di Bose, Enzo Bianchi, il cristianesimo ad una sub-cultura.

Sarebbe un problema per tanti, non solo per i credenti.

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