Alla scoperta di Emanuela Orlandi, al di là dell'indagine
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Alla scoperta di Emanuela Orlandi, al di là dell'indagine

Anna Cherubini nel suo nuovo libro, "Diventeremo amiche", parla del caso irrisolto da una prospettiva inedita. Una storia che racconta la vita romana degli Anni Ottanta

Alla scoperta di Emanuela Orlandi, al di là dell'indagine
in foto Anna Cherubini
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22 Marzo 2024 - 15.22 Culture


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di Luisa Marini

Era il 22 giugno del 1983 quando sui muri apparvero i manifesti col volto di Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente del Vaticano, scomparsa, forse rapita. Anna è mia amica sin dai tempi dell’università. Vivemmo in quegli anni Ottanta facendo le stesse cose di tutte le ragazzine di quel periodo, tra studio, musica, amicizie, sogni. Ora quel clima è rivissuto nel libro di Anna Cherubini “Diventeremo amiche”, da pochissimo nelle librerie. L’autrice vive a Cortona ed è la che la incontro per parlare del suo libro.

Il caso Orlandi è arcinoto. Dal 1983, tra depistaggi e sciacalli, tante ipotesi si sono alternate sul sequestro. I familiari e gli amici di allora non hanno mai smesso di cercare la verità e di aspettarla. A più di 40 anni di distanza, l’istituzione della Commissione bicamerale di indagine – in parallelo a quella Vaticana – dà forse una nuova speranza, e Papa Francesco, come Wojtyla in quegli anni, auspica che la famiglia finalmente sappia, e intima: “emerga la verità con l’inchiesta”.

La prima domanda è d’obbligo: Anna, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Questa è una storia che io ho vissuto dall’interno, mi è sempre stata dentro fin da allora. Entrambe figlie di dipendenti del Vaticano, avevamo due vite parallele che in qualche caso si sono incrociate. Vivevamo vicine, eravamo accomunate dall’ambiente, entrambe studiavamo musica. Emanuela scomparve, io dopo pochi mesi fui accettata alla scuola di musica al suo posto, cosa che mi provocò sensi di colpa: il posto era suo, perché non aspettavano il suo ritorno?

Teresa Ciabatti, amica scrittrice, quando la prima volta nel 2005 le raccontai di tutto questo, mi disse “lo devi scrivere” perché la riteneva una storia molto interessante, ma allora non lo feci. Poi due anni fa è uscita la docu-serie “Vatican Girl”, che mi ha molto colpita, risvegliando in me l’inquietudine per questa storia, che in realtà non mi aveva mai abbandonata.

Pietro Orlandi mi aveva contattata nel 2017: voleva sapere se mio padre fosse a conoscenza di qualche particolare legato alla scomparsa di sua sorella. Io non gli diedi peso. Guardando la serie in TV, l’ho ricontattato a distanza di anni. Sono stata colpita dalla sua totale onestà intellettuale. Conoscere lui e la sua famiglia, la mamma, le sorelle, così fermi e dignitosi in un dolore tanto grande, mi ha dato infine la spinta decisiva, è nata l’urgenza di scrivere di questa storia per non lasciarla andare.

La cosa che mi ha colpito leggendo il manoscritto è il taglio inedito che hai dato alla storia: una prospettiva intima, assolutamente nuova rispetto a tutti i libri usciti finora.

Sì. Mi sono resa conto che Emanuela era di fatto un fantasma. Tutti si sono concentrati sul fatto di cronaca e le sue possibili implicazioni, ma nessuno ha mai parlato di chi fosse davvero, e si è parlato poco anche della sua famiglia. Io ho voluto invece ricostruire l’Emanuela vera, viva, la sua personalità. L’ho fatto a partire dai miei ricordi e dai racconti dei suoi familiari, che mi hanno aiutato a ricostruire il personaggio reale. Per me, l’elemento prevalente di questa storia sono i sentimenti. Il motore di tutto è stata l’angoscia che provo da allora per il dolore vissuto da una ragazza che sentivo vicina.

Nel libro spesso scrivi come se parlassi a lei direttamente.

Davvero spero dentro di me con tutto il cuore che lei sia ancora viva. Al di là di ciò che può esserle successo, questa è una storia di violenza ripetuta: prima di tutto, il semplice fatto di non far tornare a casa una ragazzina a 15 anni, in qualunque epoca. Poi, non permettere a tutt’oggi che esca fuori la verità. L’omertà che pare imposta sulla sua storia da tutto questo tempo è una violenza aggiunta, non subìta a questo punto solo dalla sua famiglia, ma da tutti.

Tuo padre era dipendente del Vaticano: dopo la scomparsa della Orlandi, cambiò qualcosa nel suo atteggiamento?

Mio papà era sempre stato orgoglioso di lavorare nell’ambiente del Vaticano. Dopo quel fatto, divenne più nervoso del solito, diceva spesso che non si trovava più bene in quell’ambiente. Appena un anno dopo, nel 1984, realizzò il progetto di aprire il negozio di antiquariato a Cortona.

Nel libro accenni a cose “strane” che avevi notato, frequentando la scuola di musica.

Nel libro racconto delle mie sensazioni negative di allora. Le nostre classi erano miste: oltre a noi ragazze, le frequentavano sacerdoti e suore. Ne parlai in un incontro con il giornalista Andrea Purgatori, il massimo esperto di questa storia, il 17 aprile dello scorso anno, una settimana prima del suo ricovero; il nostro dialogo è riportato nel libro. A lui, il mio racconto non suonò affatto strano.

Anna Cherubini è sceneggiatrice, scrittrice e autrice televisiva. Ha pubblicato per Rizzoli nel 2016 il romanzo “L’amore vero”. È sorella del cantante Jovanotti.

Sabato 23 marzo alle 17 la scrittrice presenta il suo libro al Teatro Signorelli di Cortona, insieme a Pietro Orlandi e Andrea Vignini.

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