Mafia e massoneria, arrestato un ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d'Italia
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Mafia e massoneria, arrestato un ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d'Italia

Tre fermi per concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, traffico di influenze illecite aggravato dall'aver favorito l'associazione mafiosa

Mafia e massoneria, arrestato un ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d'Italia
Mimmo Russo
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9 Aprile 2024 - 10.16


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 I carabinieri del Comando provinciale di Palermo, alle prime luci dell’alba di oggi, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal gip di Palermo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia – nei confronti di tre persone (una in carcere e due ai domiciliari).

Sono accusati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, traffico di influenze illecite aggravato dall’aver favorito l’associazione mafiosa. In manette è finito anche Mimmo Russo, ex consigliere comunale di Palermo di Fratelli d’Italia.

Dalle indagini, condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Palermo nel periodo 2020/2023 su delega della Dda, sarebbe emerso un «rapporto di reciproca convenienza» tra il sindacalista, amministratore locale del comune metropolitano, in carica sino al giugno del 2022, ed esponenti di Cosa nostra palermitana.

Una variante al Prg in cambio di posti di lavoro e voti

Gli investigatori dell’Arma avrebbero scoperto l’esistenza di un comitato di interessi di cui avrebbe fatto parte anche un “faccendiere appartenente alla massoneria” interessato nella costruzione di un centro commerciale a Palermo. In questo contesto Russo, secondo l’accusa, si sarebbe “adoperato per l’approvazione di una variante al Piano regolatore” che sarebbe servita a trasformare un terreno classificato come verde agricolo in area commerciale da destinare alla struttura da costruire. In cambio avrebbe ottenuto un certo numero di assunzioni “da promettere a soggetti legati alla criminalità organizzata” così da “avere sostegno elettorale”.

Le mani sull’ippodromo

Nell’ambito della stessa inchiesta gli inquirenti avrebbero “disvelato – si legge ancora in una nota – le pesanti ingerenze che il politico esercitava nei confronti della società che gestisce l’ippodromo di Palermo, condizionandone l’operato affinché si piegasse al volere dei suoi referenti mafiosi e concorrendo con questi ultimi nella commissione di estorsioni aggravate, ai danni di liberi professionisti che avevano svolto incarichi per conto di quella realtà economico-sportiva e che sono stati costretti con la minaccia a rinunciare al loro compenso”.

L’inchiesta, infine, sarebbe servita a ricostruire la promessa ottenuta dal politico di un pacchetto di assunzioni in una società che si occupa della grande distribuzione alimentare, in cambio di agevolazioni presso gli uffici del comune di Palermo e di un incarico di sottogoverno da attribuire a un rappresentante della medesima società commerciale.

Alle scorse amministrative il candidato di Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si era fermato a 805 voti – il 4,05% della sua lista a sostegno del sindaco Lagalla – non riuscendo a conquistare un posto a Sala delle Lapidi. Per questo motivo Russo, di fronte all’ipotesi di un rimpasto e in vista dell’uscita di Carolina Varchi nel frattempo volata a Roma, si era proposto pochi mesi fa per entrare in Giunta facendo leva sulla vicinanza all’assessore alla Cultura, Giampiero Cannella, e sulla sua storica militanza tra i partiti di destra. “La mia prima tessera risale a quando avevo 14 anni”, aveva detto.

L’anno scorso Russo era stato assolto insieme a Giovanni Geloso dall’accusa di aver intascato illegittimamente 200 mila euro di rimborsi dal Comune. Secondo la Procura si sarebbero fatti assumere fittiziamente da alcune aziende e associazioni in modo tale da risultare dipendenti privati e chiedere a Palazzo delle Aquile le somme previste da una legge regionale del 2022 proprio per le assenze dal luogo di lavoro legate all’esercizio del mandato pubblico. Accuse ritenute fondate dal primo giudice e, invece, insussistenti per la Corte d’Appello.

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