Elly Schlein e lo Stato palestinese: un impegno importante
Top

Elly Schlein e lo Stato palestinese: un impegno importante

Alla festa di Avs, Elly Schlein ha ribadito con forza che se andrà al governo, il primo atto sarà il riconoscimento dello Stato palestinese.

Elly Schlein e lo Stato palestinese: un impegno importante
Preroll

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

10 Settembre 2026 - 17.25


ATF

Alla festa di Avs, Elly Schlein ha ribadito con forza che se andrà al governo, il primo atto sarà il riconoscimento dello Stato palestinese. Un impegno importante che certo non susciterà l’entusiasmo della stampa mainstream e dei vari fogli megafoni d’Israele. Se vinceremo le elezioni, tra le prime cose che faremo ci sarà il riconoscimento dello stato di Palestina, perché solo così si può arrivare al “due popoli, sue Stati”, ha affermato la segretaria   del Pd sul palco con Bonelli, Conte e Fratoianni.

È importante l’uscita di Schlein.  Per la nettezza dell’affermazione e per il momento in cui avviene. Un momento in cui 12 Paesi, in maggioranza europei, hanno deciso di attuare misure di chiusura nei confronti dei coloni della Cisgiordania e dei lori capi. Tra questi Paesi non c’è l’Italia. Un’assenza gravissima, complice del peggiore governo nella storia d’Israele, che le opposizioni hanno fatto più che bene a denunciare con prontezza. 

È importante l’uscita di Schlein. Perché va nella direzione di quanto invocato da quel “popolo della pace” che ha riempito le piazze italiane per denunciare il genocidio di Gaza, condannare l’apartheid in Cisgiordania, per chiedere il blocco di ogni accordo commerciale, economico, militare con Israele e il riconoscimento dello Stato di Palestina. 

Leggi anche:  Schlein a Vannacci: "Vada a Dongo per ricordarsi come è finito il fascismo"

In quelle piazze i militanti del Pd c’erano. Con orgoglio, con le proprie bandiere. E c’era la loro segretaria.

La stampa mainstream non perdona a Elly Schlein tutto questo. E attacca infangando. La richiesta di giustizia per il popolo palestinese viene distorta in un essere antisionista se non addirittura antisemita. I negazionisti del genocidio hanno un conto aperto con i pacifisti, da loro spregiativamente definiti “pacifinti”. Hanno provato a screditarli in ogni modo e in ogni dove: servi di Hamas, utili idioti di Putin, e via disprezzando. 

D’altro canto, la lobby israeliana si sta da tempo preparando a influenzare le elezioni legislative in Italia. Una preparazione attiva, molto attiva. Fatta di sostegni economici ai megafoni della linea bellicista praticata dal governo fascista israeliana, di killeraggio mediatico nei confronti di coloro che mantengono la schiena dritta e denunciano Netanyahu per quello che è, vale a dire la causa principale, con la sua dissennata e guerrafondaia politica, del sentimento di odio che nel mondo si è diffuso contro Israele. 

Leggi anche:  Schlein a Vannacci: "Vada a Dongo per ricordarsi come è finito il fascismo"

La lobby israeliana è consapevole che stavolta i temi di politica internazionale avranno grande peso nell’orientare il voto in Italia (come negli Stati Uniti). Non lo dicono solo i sondaggi. Lo testimoniano le piazze piene, le mobilitazioni di milioni di italiani contro il genocidio di Gaza e per lo Stato di Palestina. Mobilitazioni che hanno avuto come protagonisti i giovani. La generazione Z, giustamente rinominata “generazione Gaza”.

Giovani che hanno sfidato la criminalizzazione e le manganellate della polizia, per manifestare la loro vicinanza ai palestinesi massacrati dall’”esercito più etico del mondo”. Non hanno chinato la testa, come non l’hanno fatto i nuovi partigiani della Global Sumud Flotilla. 

I milioni di italiani che hanno la Palestina nel cuore, e che vogliono restare umani, chiedono alla sinistra, alle opposizioni, una cosa sopra ogni altra. Chiedono coerenza. Esigono il rispetto di quanto affermato nelle piazze, ribadito in parlamento e nei dibattiti pubblici.

Chiedono che il primo atto di un governo di centrosinistra sia l’immediato riconoscimento dello Stato di Palestina. 

Leggi anche:  Schlein a Vannacci: "Vada a Dongo per ricordarsi come è finito il fascismo"

Elly Schlein ha risposto con nettezza. Una bella notizia.

Con una postilla finale tutt’altro che secondaria. Riguarda l’essere “amici di Israele”. Veri amici. E un amico vero è quello che ti dice quando sbagli, quando le azioni di un “governo in cui i ministri fanno a gara a chi è più fascista” (copyright Haaretz), alimentano la rabbia, l’odio, l’isolamento d’Israele nel mondo. Essere “amici di Israele” è sostenere quella parte importante del Paese che si è mobilitata, anche durante la guerra a Gaza, per protestare contro un governo golpista, razzista, bellicista. L’Israele che continua a credere nel sogno dei padri fondatori dello Stato d’Israele e di un sionismo inclusivo. L’Israele resiliente, con i suoi giornalisti dalla schiena dritta, con le Ong per i diritti umani, come B’Tselem; l’Israele dei refusnik, dei grandi scrittori come David Grossman. L’Israele che non ha smarrito la lezione di Yitzhah Rabin.

Cara Elly, è questo l’Israele che va sostenuto. Lo stai facendo, continua così. 

Native

Articoli correlati