«Viviamo un’epoca molto delicata in cui opera un’internazionale reazionaria molto potente, piena di soldi, che ha influenza sulle tecnologie ed è in grado di invadere il web con false notizie e campagne». È uno dei passaggi centrali dell’intervento di Massimo D’Alema, ospite di Corrado Augias a La torre di Babele su La7, dedicato alla situazione politica italiana e al contesto internazionale.
L’ex presidente del Consiglio ha sottolineato la difficoltà delle forze democratiche nel confrontarsi con una realtà nella quale la comunicazione digitale e le campagne di disinformazione hanno assunto un peso crescente. «Il campo democratico appare abbastanza disarmato di fronte a questa aggressività, non in grado di reagire».
Da qui il riferimento alla propria esperienza politica e, in particolare, alla struttura organizzativa che caratterizzava il Partito comunista italiano. «In questo senso, mi manca un partito comunista che aveva non solo idealità ma anche la struttura per difendersi».
D’Alema ha quindi spostato l’attenzione sulla situazione del centrosinistra italiano e sulla necessità di costruire una proposta politica comune in vista delle prossime elezioni. «Il centrosinistra, chiamiamolo campo progressista, dovrebbe cercare di costruire un progetto politico in grado di unire quella maggioranza degli italiani che ha votato no al referendum e che è contrario all’attuale governo. Non c’è dubbio, l’attuale governo è un esecutivo di minoranza rispetto al sentimento pubblico».
Secondo l’ex premier, il confronto interno al centrosinistra rischia però di concentrarsi eccessivamente sulla scelta del leader. «Nel centrosinistra sembra prevalere il problema dell’individuazione della leadership, le primarie…».
D’Alema ha espresso perplessità anche sull’ipotesi di affidare a una singola figura il compito di tenere insieme le diverse forze della coalizione. «E’ chiaro che tutta questa dinamica accentua le divisioni, se bisogna affrontare una campagna elettorale all’interno del centrosinistra non mi pare saggio. Io non credo serva un federatore, serve un programma».
Nel suo ragionamento è quindi entrata direttamente Giorgia Meloni. «Giorgia Meloni è una donna furba, ha attirato il centrosinistra in una trappola: bisogna indicare il candidato premier, è una trappola».
L’ex presidente del Consiglio ha contestato in particolare la richiesta della destra di indicare preventivamente il candidato alla guida del governo, richiamando le modalità con cui le coalizioni si sono presentate agli elettori nelle precedenti elezioni. «La destra ci dice che bisogna dire ai cittadini chi sarà il presidente del Consiglio, ma nelle ultime elezioni si presentà con ‘Salvini premier’, ‘Berlusconi presidente’ e ‘Meloni premier’ sulla scheda».
E ha aggiunto: «Ora cos’è cambiato? Vogliono fare della figura del presidente del Consiglio un elemento di forza. Vogliono trasformare le elezioni dei partiti in un’elezione personale, ma cambiare le regole del gioco in base alle convenienze è un segnale terribile in termini di cultura democratica. Nella prima repubblica queste cose non accadevano».