Venezia 83, la Mostra del Cinema si apre nel segno della politica: Gaza, Russia e nuove polemiche
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Venezia 83, la Mostra del Cinema si apre nel segno della politica: Gaza, Russia e nuove polemiche

Dalla Palestina a “Dau”, passando per il taglio dei fondi Ue alla Biennale e il caso “Primetime”: alla vigilia del festival il cinema torna al centro del dibattito internazionale.

Venezia 83, la Mostra del Cinema si apre nel segno della politica: Gaza, Russia e nuove polemiche
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2 Settembre 2026 - 13.31 Culture


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Al via da domani l’83esima Mostra del Cinema di Venezia, che si apre all’insegna della politica, in un’edizione che vede anche il ritorno di Nanni Moretti con una storia d’amore di puro disimpegno. Il contesto internazionale torna a pesare sul festival, come già accaduto lo scorso anno con le polemiche legate a Gaza, alla guerra in Medio Oriente, a Putin e al rischio di un conflitto nucleare.

Al centro dell’attenzione c’è ancora Venice4Palestine (V4P), il collettivo nato alla vigilia della scorsa edizione e nuovamente protagonista con un appello rivolto alla Biennale, alla Mostra e ai lavoratori del cinema. Tra le richieste, l’esposizione della bandiera palestinese durante il festival e la sospensione degli accordi con enti e istituzioni legati al governo israeliano. Il gruppo ha inoltre annunciato per l’8 settembre un panel sulla Palestina. Tra i firmatari figurano Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca e Luigi Lo Cascio.

La discussione torna inevitabilmente anche su “The Voice of Hind Rajab” di Kaouther Ben Hania, film che lo scorso anno vinse il Leone d’Argento – Gran premio della Giuria e che racconta gli ultimi istanti di vita di una bambina palestinese, rimasta al telefono con i soccorsi mentre cercava riparo dal fuoco dell’esercito israeliano. Ben Hania sarà quest’anno tra i giurati, presieduti da Maggie Gyllenhaal. Nei giorni scorsi indiscrezioni di Deadline e Variety su una possibile cancellazione della conferenza stampa della giuria, per evitare domande politiche sulla guerra a Gaza, sono state smentite.

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A riaccendere il dibattito è anche “Naza”, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor sui sistemi utilizzati dall’esercito israeliano per stimare le vittime civili previste negli attacchi a Gaza. I due autori sono già noti per “No Other Land”, il documentario sull’occupazione israeliana dei territori palestinesi vincitore dell’Oscar 2025. Un altro fronte riguarda “Dau”, il monumentale progetto del regista russo dissidente Ilya Khrzhanovsky, inserito dal regime di Putin nella lista degli agenti stranieri. Kiev ha contestato la presenza del film, sostenendo che, nonostante la posizione apertamente anti-Putin del regista, l’opera sia legata a finanziatori e figure vicine al sistema russo e possa quindi offrire una forma di legittimazione culturale a Mosca. La Biennale ha replicato sottolineando che il film è oggi una produzione europea, che Khrzhanovsky ha rinunciato alla cittadinanza russa e che si è schierato contro l’invasione dell’Ucraina.

Sullo sfondo resta anche lo scontro tra Biennale e Unione europea. La decisione del presidente Pietrangelo Buttafuoco di riaprire il Padiglione russo ha portato al taglio di un contributo europeo da due milioni di euro, destinato in parte al progetto Biennale Cinema 360 / Venice Production Bridge e College. In due interviste pubblicate oggi da Corriere della Sera e La Stampa, Buttafuoco ha difeso la scelta, affermando che rifarebbe “tutto” e che la Biennale saprà fare a meno dei fondi Ue.

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Infine, una polemica di dimensioni più contenute riguarda “Primetime” di Lance Oppenheim. Chris Hansen, il giornalista realmente protagonista del programma che ispirò la vicenda raccontata nel film e interpretato da Robert Pattinson, starebbe valutando un’azione legale contro il regista e A24 per l’utilizzo del suo nome, della sua identità e della sua storia professionale, senza che fosse coinvolto nella realizzazione.

La Mostra si prepara così ad aprire i battenti con un programma cinematografico che, ancora una volta, appare inevitabilmente intrecciato alle tensioni politiche e culturali del presente.

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