Che cosa accade a un esercito quando perde, anche solo in parte, la possibilità di controllare gli strumenti con cui combatte? In Ucraina, dove i droni sono diventati essenziali per la ricognizione e gli attacchi, la risposta è tutt’altro che teorica. Mercoledì 14 ottobre le restrizioni alla connettività Starlink, segnalate dalle forze ucraine, hanno riportato al centro una questione che va ben oltre il funzionamento di una rete satellitare: la dipendenza militare da un’infrastruttura privata.
Dall’invasione russa del 2022, Starlink è utilizzato in Ucraina sia per le comunicazioni civili sia per sostenere le operazioni militari. La rete di SpaceX permette di mantenere i collegamenti tra le unità sul campo e i comandi, trasmettere dati e supportare il controllo di alcuni droni. Accanto al servizio commerciale esiste Starshield, la linea di servizi destinata ai clienti governativi e alle esigenze di sicurezza nazionale.
Il problema è emerso quando alcuni terminali installati sui veicoli hanno iniziato a perdere la connessione durante gli spostamenti. A segnalare per primo le anomalie è stato Serhii Sternenko, ex consigliere ucraino per i droni: quest’ultimo ha segnalato l’impossibilità di utilizzare i droni a velocità superiori i 160 km/h, ma altre segnalazioni hanno riferito interruzioni anche a velocità comprese tra i 60 e i 70 km/h. Non è ancora chiaro se tutti i terminali siano stati interessati nello stesso modo.
Le conseguenze, però, non si fermano alla perdita di una connessione. Per un drone che dipende dal collegamento con il proprio operatore l’interruzione può compromettere la trasmissione delle immagini e dei dati, impedire di impartire istruzioni e costringere a interrompere una missione. Secondo le segnalazioni ucraine, alcune unità hanno dovuto abortire più operazioni. In guerra, anche pochi minuti possono fare la differenza: rallentare un mezzo può significare esporsi più a lungo alla controaerea russa, mentre perdere il collegamento può compromettere il controllo del sistema. La vicenda ha provocato reazioni anche tra i Paesi che sostengono Kiev. La Polonia, che finanzia gli abbonamenti Starlink destinati all’Ucraina, è intervenuta attraverso il ministro degli Esteri Radosław Sikorski, contestando la posizione di Elon Musk.
Nella serata di mercoledì, Musk ha precisato su X che i sistemi Starshield sono “di proprietà e sotto il controllo del governo statunitense” e che le eventuali limitazioni al loro utilizzo dipendono dalle autorità militari e, in ultima istanza, dal presidente. Ha distinto questi sistemi da Starlink, definito un servizio commerciale il cui utilizzo, secondo la sua posizione, dovrebbe limitarsi ad attività civili o difensive. In un successivo messaggio, ha aggiunto: “Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada”. Le dichiarazioni non chiariscono chi abbia disposto le restrizioni né per quali ragioni. Ma il contesto in cui sono arrivate rende difficile ignorare la dimensione politica dell’episodio.
L’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, puntando a colpire una delle principali fonti di finanziamento della guerra di Mosca. Come ha ricordato Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, i proventi del petrolio contribuiscono in misura significativa a sostenere lo sforzo bellico russo. Inoltre, Washington avrebbe esercitato pressioni su Kiev affinché interrompesse determinati attacchi. Non esistono prove sufficienti per affermare che le restrizioni a Starlink siano state imposte in risposta a queste tensioni. La coincidenza temporale, tuttavia, solleva una domanda concreta: quanto può incidere sulle scelte militari di un Paese un singolo soggetto che controlla la tecnologia da cui dipende parte della capacità operativa?
Poche ore dopo le prime segnalazioni fonti del Ministero della Difesa ucraino, citate da Ukrainska Pravda, hanno riferito che il servizio Starshield sia tornato a funzionare. Il ministero ha precisato che erano in corso ulteriori verifiche per chiarire le ragioni e le circostanze delle restrizioni. Il collegamento è stato ripristinato, ma la questione rimane. L’Ucraina può decidere come impiegare i propri mezzi militari; non controlla, però, tutte le infrastrutture tecnologiche da cui dipendono. In una guerra in cui la connettività può determinare la capacità di condurre una missione, questa dipendenza non è soltanto un limite tecnico. È anche una vulnerabilità strategica.