Perché l'umiltà ingenera tatto, buon senso e pace: le premesse di una sana moralità
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Perché l'umiltà ingenera tatto, buon senso e pace: le premesse di una sana moralità

Ci sono molti modi per osare davanti a Dio. C'è quello dei farisei che osano e pretendono di essere ascoltati: Dio deve essere al loro servizio perché non sono peccatori come gli altri, ma si sentono migliori degli altri

Perché l'umiltà ingenera tatto, buon senso e pace: le premesse di una sana moralità
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Rocco D'Ambrosio Modifica articolo

15 Agosto 2026 - 17.45


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Il Vangelo odierno:

«In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Ma egli non le rivolse neppure una parola.

Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”. Egli rispose: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”. Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!”.

Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. “È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita». (Mt 15, 21-28 – XX TO – A).

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Non riesco immaginare Gesù che rifiuta qualcuno! Né tantomeno a suoi gesti di esclusione o trascuratezza verso qualcuno. Per questo motivo ho sempre pensato che il rifiuto iniziale di Gesù sia solo propedeutico a far si che la donna Cananea possa manifestare la sua fede, esprimendo umilmente la sua richiesta di guarigione per la figlia. La fede è tante cose: intendo dire che essa si può declinare in tanti modi. Uno tra questi sembra essere la capacità di osare di fronte a Dio. Anche quando il buon Dio sembra essere “distratto” rispetto ai nostri bisogni. Forse Gesù voleva mettere in evidenza proprio questo con il suo primo rifiuto alla donna Cananea. Ma questa donna è capace di osare.

Ci sono molti modi per osare davanti a Dio. C’è quello dei farisei che osano e pretendono di essere ascoltati: Dio deve essere al loro servizio perché non sono peccatori come gli altri, ma si sentono migliori degli altri. Ma c’è anche un altro modo per osare, cioè quello della Cananea. Ella si considera un cagnolino, ma sa che anche i cagnolini hanno un posto davanti a Dio. Non è facile considerarsi esclusi dalla tavola, specie quando si ha bisogno di stare a tavola, ovvero si ha un bisogno grande per se o per i propri cari. La Cananea infatti ha una figlia indemoniata, cosa non da poco. In altri termini la Cananea ha una misura di sé – si sente un cagnolino – e una finalità oltre il suo ego: salvare sua figlia.

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Infatti si osa quando si è sicuri di ciò che si chiede e si ha una finalità, per amore. Si ama e si è pronti a far l’impossibile. Qui l’impossibile sembra essere convincere il Figlio di Davide a prestarle un po’ di attenzione. E ci riesce. Ella non è un fariseo, che vien mandato via e rimproverato per le sue superbe pretese. Ella è umile e si considera un cagnolino. Ed è ascoltata!

È nella misura di ciò che ci sentiamo davanti a Dio la via per trovare ascolto. Non dico che quando siamo umili il buon Dio ci esaudirà con certezza. Non possiamo mai essere certi di trovare esaudita la nostra preghiera. La saggezza popolare ci ricorda che l’uomo propone e Dio dispone. Ma Dio dispone guardando la grandezza della nostra fede. E, quindi, la nostra umile insistenza. 

C’è sempre un affascinante intreccio tra quello che pensiamo di essere e come ci presentiamo davanti a Dio. Il consiglio saggio e cristiano è quello di conservarsi, come la Cananea, in umiltà. Scrive Thomas Merton: “l’uomo umile prende quanto nel mondo lo aiuta a trovare Dio e lascia da parte il resto. Egli è in grado di comprendere chiaramente che ciò che è utile per lui può essere inutile per chiunque altro e che ciò che aiuta gli altri a diventare santi lo può rovinare. Ecco perché l’umiltà ingenera un profondo raffinamento dello spirito, una pace, un tatto e un buon senso senza i quali non può esservi sana moralità”.

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