Ben Gvir, l'odio e il rancore
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Ben Gvir, l'odio e il rancore

Un razzista è Ben Gvir, che pianta il suo pino con un nodo che scorre e sabbia champagne alla Knesset quando viene votata la sua legge, razzista e assassino!

Ben Gvir, l'odio e il rancore
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Beatrice Sarzi Amade Modifica articolo

14 Aprile 2026 - 23.38


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Correggo due errori e chiedo scusa sul pezzo scorso riguardante Ben-Gvir.

Ho scritto che l’assassino della famiglia palestinese, con un bambino, era stato assolto. L’ho letto troppo in fretta: no, è stato condannato all’ergastolo. 

Mi sono confusa con un altro fatto: 

Ben Gvir ha partecipato, all’inizio del 2023, prima del 7 ottobre, quindi, a un matrimonio di coloni che glorificavano l’omicidio e che, simbolicamente, avevano, sventolando armi, accoltellato la foto del bambino. 

Il video aveva fatto il giro del mondo a dicembre 2015, aveva persino provocato l’indignazione di Netanyahu in persona, ma lei non ha impedito a Netanyahu di prendere Ben Gvir nel suo governo e, no, non c’era stata alcuna condanna di questa infamia, perché il video dell’atto stesso era scomparso da un giorno all’altro.

Itamar Ben Gvir è amico dei peggiori razzisti d’Israele, dei peggiori assassini, è un fascista attivo e militante, e quest’uomo è oggi uno dei più importanti ministri del governo dello Stato di Israele, che è quindi uno dei più importanti ministri rappresentanti.

Ho corretto il mio errore, ma sono obbligata a mantenere quanto scritto sulle torture sistematiche nelle carceri israeliane, perché non è Rima Hassan a dirlo, ma, purtroppo tre volte, tutta una serie di organizzazioni legate all’ONU, e che non sono palestinesi, e che tutte le testimonianze, tutti, purtroppo, senza eccezione, palestinesi o meno, concordano: le carceri israeliane, oggi, sono l’adesivo di Abu Ghraib. Questo fatto, da solo, vale la pena per condannare la politica del Paese che si proclama “Terra degli ebrei”: se, per garantire la sicurezza, è necessario. È che gli assassini da cui dovremmo proteggerci ci sono entrati dentro. Così siamo diventati assassini

Dico Hamas, devo ribadire che considero Hamas un movimento omicida, totalmente mostruoso. 

Che ha totalmente vinto. 

E che non è stato Hamas a vincere sul campo, anche se ha vinto anche sul campo, ma soprattutto ha vinto da una vittoria senza vittoria, lasciando semplicemente che il governo israeliano segua il suo versante naturale.

Come si fa a non vedere l’ovvio? 

La mattina dell’8 ottobre, davanti all’entità dell’orrore e, diciamo, alle due settimane che seguirono, quando questo orrore diventava sempre più documentato, terrificante, orribile, si acquisì la solidarietà del mondo in Israele, e anche i bastardi islamici che noi anche nei nostri paesi occidentali, alla fine, sono stati più o meno silenziosi: ciò che era accaduto era indiscutibile. 

Com’è possibile che, dal 23 novembre-dicembre, l’opinione del mondo, davvero, del mondo intero, si sia girata al punto che Israele è ora oggetto di un rifiuto così profondo, di un odio quasi generale? 

Questo è quello che, a novembre 2023, chiamavo “la pendenza naturale”: Netanyahu, anche se Israele aveva i mezzi per colpire gli autori degli omicidi, lo abbiamo visto poi per la storia dei cercapersone in Libano, ha scelto di distruggere un’intera popolazione già detenuta sotto l’oppressione islamica, e, ancora una volta, per decenni, i legami finanziari tra Hamas e Likoud sono stati stabiliti più di una volta, i crimini degli stessi oppressori. 

Invece di rivolgersi agli oppressi palestinesi di Hamas, e aiutarli a rovesciare il regime omicida che li tiene nel terrore, invece di aiutare i Gazani a svilupparsi economicamente, e quindi, poco alla volta, a liberarsi della miseria islamica che li grava per decenni, Israele non solo ha scelto di mantenere il blocco che garantirebbe il dominio di Hamas, ma distruggere tutto, per non lasciare nulla di intentato, per distruggere tutte le infrastrutture civili, tutti gli archivi civili, ha scelto, per dire quello che penso, di considerare tutta la popolazione palestinese, compresi donne e bambini, come combattenti di Hamas e, per questo, che la parola scioccante o meno, ha scelto di commettere un genocidio e un crimine contro l’umanità. 

Commettere questi crimini, agli occhi del mondo intero, negando ai giornalisti mondiali l’accesso al territorio di Gaza, lasciando il campo libero da ogni possibile disinformazione da entrambe le parti.

E poi c’è stato questo strabiliante episodio di Gaza-Plage, promosso dallo stesso Trump; ovvero il progetto, esistente da prima del 7 ottobre, di spostare un’intera popolazione per costruire un centro economico legato alla produzione di gas, un gas che Israele sta sequestrando. 

Questo progetto è stato accompagnato da, ho già scritto di tutto questo, un altro, quello di una città tenda, riservata alle poche centinaia di migliaia di persone che avrebbero avuto il permesso di restare a Gaza, una città dalla quale nessuno sarebbe stato permesso di uscire, dove tutto è monitorato dall’IA.

 Tutto questo è stato dichiarato da Israel Katz, ministro della Difesa, e grande amico di Ben Gvir. 

Quindi non si trattava di trovare i colpevoli di un crimine atroce, il massacro del 7 ottobre, ma di passare ad un livello più alto di un piano che esiste da molti anni ai margini di estrema destra della classe politica israeliana, e che è l’esito del politica di colonizzazione: 

l’espansione di Israele non solo con il ritorno a Gaza ma anche, allo stesso tempo, in un altro modo, senza, questa volta, un massiccio intervento militare, l’annientamento della presenza palestinese in Cisgiordania. 

Questo è quello che fanno gli amici di Ben Gvir, i coloni assassini che, giorno dopo giorno, in tutto il territorio della Cisgiordania, rubano, uccidono o terrorizzano le persone. 

E dobbiamo ricordarglielo?

Se Hamas fosse entrato così facilmente in Israele il 7 ottobre, era perché Netanyahu aveva inviato un esercito essenziale per sostenere i coloni che stavano costruendo, senza permesso legale, avamposti di quelli che erano chiamati a diventare punti di sostegno per la conquista. E devo dire che, questa settimana, sono state appena annunciate 64 nuove colonie.

Nonostante qualsiasi diritto internazionale. 

Ma, appunto, ciò che caratterizza Israele è il suo rifiuto, no, il suo disprezzo per il diritto internazionale e, per dirla tutta, il razzismo assoluto della sua politica. Disprezzo per il mondo esterno. Il disprezzo per l’indignazione che provoca: al contrario, addirittura, la gioia mostrata davanti a questo oltraggio, perché permette di mettere in gioco l’arma suprema, che non è arma militare, ma l’accusa di antisemitismo.

Chiunque sia inorridito da ciò che sta accadendo a Gaza o in Cisgiordania è, o può essere, designato come antisemita. 

Non ho dubbi che ci siano antisemiti tra coloro che protestano contro i massacri israeliani. Ma io sono ebrea. 

Questa retorica è quella di qualsiasi nazionalismo: vengo chiamata russofoba quando scrivo ciò che scrivo contro Putin, sono una “brittofoba”, o “antibreone”, quando descrivo come funziona la retorica nazionalista in Bretagna, e, stranamente, il meccanismo è assolutamente, totalmente, lo stesso, è proprio l’entità che cambia, e, di conseguenza, le conseguenze. 

È sempre la stessa cosa: 

i nazionalisti vantano il titolo di rappresentanti dell’intera nazione, e quindi ogni disaccordo appare come tradimento, una bancarotta morale.

Con, per Israele, una circostanza aggravante, che è il sequestro della memoria del genocidio del 39-45. 

Ben Gvir è l’immagine di Israele? 

Sì, e lo dico con grande dolore, e sempre di più. 

È l’unica immagine di Israele? Certo che no. 

Centinaia di migliaia di persone che protestano contro di lui in Israele vanno riconosciute. 

Ma il problema è: Netanyahu ha la maggioranza legale in Israele? 

Sì. 

È stato eletto e le elezioni non sono state truccate. Questo significa che gli israeliani sono, in maggioranza, sostenitori della sua politica, vogliono essere complici, nella loro maggioranza, dei crimini contro l’umanità commessi dal loro governo, che per me, e per molti altri me, è inaccettabile come Hamas. 

L’unico modo per rispondere a questa domanda è aspettare le prossime elezioni.

Il sionismo è nazionalismo. 

Funziona proprio come tutti gli altri nazionalismi del pianeta, senza differenza nessuna, la differenza sta nel potere militare. 

Respingo tutti i nazionalismi, tutti quanti. Senza eccezioni.

Oggi, è una forza da notare: l’immagine di Israele, non è quella di un paese democratico, della patria ebraica. 

È quello di questo razzista, di questo assassino Ben Gvir, che pianta il suo pino con un nodo che scorre e sabbia champagne alla Knesset quando viene votata la sua legge, razzista, assassino! 

L’immagine di Israele è quella di questi coloni, spesso adolescenti, che vanno in giro con mitragliatrici e telecamere deridendo filmando i palestinesi, mentre abbattono ulivi o, ahimè, avvelenano pozzi. 

Questa è l’immagine di Israele.

Le anime buone che si rifiutano di vederlo, questo, mi fanno pensare a Marchais, che parlava del “ì”equilibrio globale positivo” del socialismo.

Qual è quello del sionismo?

L’odio e il rancore. 

E dire che questo odio e queste incisioni sono opera dei nipotini di chi è venuto nel 47.

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