Abbiamo visto la torta di compleanno di Ben Gvir, una torta decorata con un nodo fluente che stava già appeso al suo buco.
Ho visto anche che c’era una stanza scenografica decorata con pistole.
La domanda non è, ovviamente, che sia ignobile. Non è solo disgustoso.
È un vile che caratterizza non solo chi lo mostra, né sua moglie, lei, ovviamente, che ha ordinato la torta in questione, ma tutto il mondo, in cerchio concentrati.
Quanto fa schifo il mondo a causa dell’impunità.
Ben Gvir è un kahanista razzista.
È chiaro che lui rappresenta solo una piccola parte della popolazione israeliana, ma, da un lato, questa piccola parte è oggi al potere, ed è difficile riconoscere che sono stati invitati un pugno di ministri del governo israeliano e il presidente della Knesset a questo partito, e che, di nessuno, non abbiamo sentito una sola parola di protesta: al contrario, la torta la mangiavano tutti.
Quest’uomo è al governo, è un ministro della Sicurezza Nazionale: quindi ricopre una posizione chiave, e Netanyahou lo custodisce, quindi appoggia le sue richieste di omicidio, poiché appoggia le sue giustificazioni per le aggressioni contro i cristiani: anche se il tizio che ha attaccato questo religioso donna a Gerusalemme è stato arrestato, difesa e giustificata, ufficialmente, da Ben Gvir, e quindi dal governo israeliano.
Ben Gvir disonora così il governo di Israele, la rappresentanza nazionale, e quindi, fino alle prossime elezioni, l’intero Paese, visto che il governo è l’emissione legale delle elezioni senza equipaggio. Si dice che le urne siano sfavorevoli a Likoud, ma le elezioni sono previste per l’autunno, e da lì si scoprirà cosa succede.
E così, sì, questa infamia che è il comportamento politico di un uomo è una macchia, profonda, duratura, su tutto il Paese.
Per quanto questa infamia del compleanno sia la rivendicazione, orgogliosa e gioiosa, del crimine contro l’umanità
che si sta compiendo oggi non solo a Gaza, non solo nei territori, con l’aumento delle esecuzioni dei coloni sulla popolazione palestinese, con, quando si vedono le immagini, lo stesso atteggiamento di Ben Gvir: il sorriso, l’obitorio, la meschina violenza, ma nel sud del Libano dove questa “linea gialla”, la zona cuscinetto istituita dall’esercito israeliano implica la demolizione di tutti gli edifici a circa 7 chilometri dal confine, la distruzione di tutti i villaggi, musulmani o cristiani: tutto rasato case monumenti storici cimiteri Tutto è rasato in nome della sicurezza di Israele, o cosiddetta.
Questa è una punizione collettiva, contro un’intera popolazione, comprese le persone radicalmente contrarie agli Hezbollah, poiché sono cristiani. Distruzione sistematica, assoluta. La trasformazione di un’intera regione in un mucchio di rovine.
Qui è dove l’ignoranza di Ben Gvir ha senso.
Quello che dice Ben Gvir è che, siccome il mondo lo lascia continuare, beh, il mondo è fatto di vigliacchi, lavandelle, persone che, alla fine, meritano solo il destino che spetta a loro: non solo i libanesi, ovviamente, ridotti a guardare alla distruzione della loro vita, ma, sì, tutto il mondo, che non fa nulla per fermare l’orrore, il mondo che parla ancora di Israele come un paese amico, nonostante gli insulti a qualsiasi sovrano.
Finalmente sì, i crimini di Israele sono impuniti e destinati a restare tali.
Se gli “amici di Israele” individui o stati, in Israele o in qualsiasi parte del mondo, tacciono, non sono solo vigliacchi.
Sono, nello specifico, oggettivamente, complici dei criminali del governo di Gerusalemme, e il loro silenzio davanti all’infamia è il patto che li vincola.
No, non i complici. I responsabili.
L’ignoranza è un’arma più potente di tutta quella di Tsahal.