Donald Trump, nel giro di poche ore, alterna aperture diplomatiche e nuove minacce contro l’Iran, offrendo l’immagine di una linea politica oscillante. Da un lato parla di colloqui «molto approfonditi» con Teheran e afferma che «possono accadere cose positive»; dall’altro avverte che, se la diplomazia dovesse fallire, gli Stati Uniti torneranno a una «fortissima azione militare».
Intervistato da Axios e parlando successivamente con i giornalisti, il presidente statunitense ha dichiarato che Washington è impegnata in «colloqui molto approfonditi» con l’Iran. «Se non funzioneranno, torneremo a una fortissima azione militare», ha detto.
Trump ha inoltre sostenuto di aver sospeso gli attacchi venerdì scorso su richiesta dei Paesi che stanno mediando tra Washington e Teheran. «Tutte le persone che hanno a che fare con l’Iran mi hanno chiesto: “Non sparare”», ha affermato.
Nonostante l’apertura al dialogo, il presidente ha precisato che la finestra diplomatica sarà molto breve. Alla domanda su quanto tempo sia disposto a concedere ai negoziati ha risposto: «Non molto. O si va avanti rapidamente oppure niente».
Poco dopo, Trump ha ribadito che l’Iran avrebbe chiesto un incontro «attraverso intermediari e direttamente» e che i colloqui sono già in corso. «Stiamo parlando con l’Iran proprio adesso. Stiamo avendo buoni colloqui», ha dichiarato, aggiungendo che «possono accadere cose positive».
Secondo Trump, la richiesta di Teheran sarebbe il risultato della pressione militare esercitata dagli Stati Uniti. «Non avrebbero chiesto l’incontro se stessimo andando male. L’unico motivo per cui vogliono incontrarci è che li abbiamo colpiti molto duramente», ha sostenuto.
Parallelamente, il presidente ha voluto rassicurare sulle capacità militari statunitensi. Rispondendo a una domanda sulle scorte di missili intercettori, ha affermato che gli Stati Uniti dispongono di «molte munizioni, di diversi tipi», accusando l’amministrazione Biden di averne inviate troppe all’Ucraina. «Le stiamo ricostituendo, ma ne abbiamo molte, più di quante potremmo mai utilizzare», ha detto, sottolineando che la produzione dei sistemi Patriot è in aumento.
Le dichiarazioni della giornata mostrano ancora una volta una comunicazione contraddittoria: nello spazio di poche ore Trump passa dall’annunciare «buoni colloqui» e possibili sviluppi positivi con l’Iran al minacciare una nuova offensiva militare imminente. Una doppia linea che combina diplomazia e deterrenza, ma che trasmette anche l’impressione di una strategia poco coerente, nella quale aperture negoziali e minacce belliche si susseguono senza una chiara continuità.
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