Un caso psichiatrico: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suggerito di rinominare lo Stretto di Hormuz “Stretto di Trump”, sostenendo che, ora che sarebbe sotto il controllo degli Stati Uniti, potrebbe essere ribattezzato con il suo nome.
In un post pubblicato sul suo social network Truth Social, Trump ha scritto:
“Adesso che è sotto il controllo degli Stati Uniti, dovremmo cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in STRETTO DI TRUMP??? Come l’America stessa, sarebbe più ‘calda’ che mai!”
L’uscita si inserisce nella particolare fissazione del presidente americano per la ridenominazione dei luoghi geografici. Trump aveva già spinto per trasformare il Golfo del Messico in “Golfo d’America”, una scelta che ha provocato polemiche internazionali e che il Messico non ha riconosciuto. Anche il tema dei nomi geografici è diventato così parte della sua agenda politica e della sua idea di riaffermare il peso degli Stati Uniti sulla scena internazionale.
In precedenza Trump aveva inoltre scherzato sulla possibilità di cambiare il nome del lago Ontario in “Lake America”, confermando la sua singolare passione per l’idea di imprimere il nome dell’America, e ora persino il proprio, sulla geografia mondiale.
La proposta sullo Stretto di Hormuz porta dunque questa logica a un livello ulteriore: non più soltanto “America”, ma direttamente “Trump”. Un’ennesima dimostrazione dello stile politico e comunicativo del presidente, che trasforma anche la toponomastica in uno strumento di potere, propaganda e personalizzazione della propria immagine.
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