Cisgiordania, palestinesi marchiati con il numero 44: parlare di metodi nazisti è realta e non antisemitismo
Top

Cisgiordania, palestinesi marchiati con il numero 44: parlare di metodi nazisti è realta e non antisemitismo

Un numero marchiato sulla fronte, il 44, lo stesso segnato anche sulle braccia. È quello che compare sul volto e sul corpo di Mahmoud Zakarneh, giornalista palestinese in Cisgiordania,

Cisgiordania, palestinesi marchiati con il numero 44: parlare di metodi nazisti è realta e non antisemitismo
Mahmoud Zakarneh
Preroll

globalist Modifica articolo

19 Agosto 2026 - 11.30


ATF

Un numero marchiato sulla fronte, il 44, lo stesso segnato anche sulle braccia. È quello che compare sul volto e sul corpo di Mahmoud Zakarneh, giornalista palestinese in Cisgiordania, protagonista di un episodio controverso che avrebbe coinvolto anche altri palestinesi durante un blitz dell’esercito israeliano.

Secondo fonti locali, Zakarneh e altre persone sarebbero state fermate dalle forze israeliane e successivamente rilasciate dopo essere state contrassegnate “con numeri scritti a pennarello”. Alcuni dei fermati avrebbero inoltre riferito di essere stati picchiati durante l’arresto e sottoposti a interrogatori con minacce.

“Non ci trattano come esseri umani”, ha denunciato uno dei palestinesi coinvolti.

Il giornalista e il numero 44

“È la prima volta che mi scrivono queste numeri”, ha raccontato Zakarneh in un video diffuso sui social, mostrando alla telecamera i segni lasciati sulle braccia e sulla fronte.

L’episodio è avvenuto a Qabatiya, in Cisgiordania, durante un’operazione dell’Idf che ha riportato nuovamente al centro dell’attenzione internazionale il trattamento riservato ai palestinesi durante le operazioni militari israeliane.

Leggi anche:  Cisgiordania, raid dei soldati israeliani: 19 palestinesi arrestati

La stessa pratica già contestata a Jenin

Il caso non sarebbe isolato. Ad aprile, alcuni militari israeliani avevano scritto numeri sulle mani di donne palestinesi che entravano nel campo profughi di Jenin. Anche in quella circostanza l’Idf aveva definito la pratica una “cattiva valutazione”.

Nel caso di Qabatiya, secondo quanto riportato da Haaretz, l’esercito israeliano ha inizialmente riferito che i militari avevano condotto un’operazione in circa un centinaio di edifici alla ricerca di persone “coinvolte nella pianificazione di attentati”. L’operazione si sarebbe conclusa con l’arresto di due sospetti e l’interrogatorio di altre persone.

Successivamente, però, l’Idf ha ammesso che i militari avevano “contrassegnato i sospetti che venivano interrogati nell’ambito dell’operazione”. I superiori hanno definito l’episodio un’azione “grave”, spiegando che il richiamo ai soldati sarebbe servito a “imparare una lezione”.

“È disumanizzazione”

La vicenda ha suscitato dure reazioni anche nella politica israeliana. Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano Ta’al, ha parlato apertamente di disumanizzazione: “è così che si presenta la disumanizzazione: si cancella l’essere umano e lo si trasforma in un numero. È un’immagine che ricorda periodi bui”.

Leggi anche:  Cisgiordania, coloni israeliani fuori controllo: 467 attacchi contro i palestinesi in una settimana

Il significato attribuito a quei numeri ha così alimentato una nuova polemica sul trattamento dei palestinesi durante le operazioni dell’esercito israeliano, in una Cisgiordania già segnata da una crescente escalation di violenze.

La Cisgiordania sotto pressione

L’operazione di Qabatiya si inserisce infatti in un quadro più ampio di tensione, caratterizzato anche dagli attacchi dei coloni israeliani e dai tentativi di espandere o ripristinare insediamenti precedentemente evacuati.

Tra gli episodi più recenti c’è quello di Qusra, dove alcune famiglie palestinesi sono rimaste per giorni sotto assedio nelle proprie abitazioni. Il sindaco della città ha denunciato il rischio che queste pratiche rappresentino un nuovo metodo per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie case.

Sul caso è intervenuto anche Giuseppe Conte. “Palestinesi marchiati dall’esercito israeliano con numeri sul corpo e sulla fronte. Di fronte agli orrori della storia ci siamo sempre chiesti: come ci si è arrivati? Ci siamo dentro. E l’Italia e l’Europa rimangono ignobilmente inerti di fronte a tutto questo”, ha scritto sui social il leader del M5s.

Leggi anche:  Cisgiordania, così Israele sta annientando l'infanzia palestinese

“Zero sanzioni, accordi militari e commerciali ancora in piedi. Dopo un genocidio, con oltre 20mila bambini palestinesi uccisi, dopo atroci violenze, con continui soprusi quotidiani. Non facciamoci scivolare tutto questo addosso”, ha concluso Conte.

Native

Articoli correlati