Il sindaco di Bari Antonio Decaro candidato Pd alle europee
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Il sindaco di Bari Antonio Decaro candidato Pd alle europee

Ancora nessuna mossa ufficiale, probabilmente per evitare di dare troppo vantaggio alla presunta avversaria di Giorgia Meloni, considerata l'unica contendente nel campo del Nazareno

Il sindaco di Bari Antonio Decaro candidato Pd alle europee
Elly Schlein e Antonio Decaro
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26 Marzo 2024 - 22.12


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Ancora nessuna mossa ufficiale, probabilmente per evitare di dare troppo vantaggio alla presunta avversaria di Giorgia Meloni, considerata l’unica contendente nel campo del Nazareno. Tuttavia, l’incontro odierno della segreteria del Pd sembra segnare un passo avanti verso la possibile candidatura di Elly Schlein alle prossime elezioni europee.

Durante le tre ore di discussione franca e costruttiva, i membri del partito hanno finalmente affrontato il delicato tema delle liste. È stata la stessa leader del Pd a annunciare i primi nomi, confermando Lucia Annunziata come capolista nel Sud e anticipando che il secondo posto sarà occupato da uno dei sindaci più competenti d’Italia, il quale ha contribuito significativamente alla rinascita della sua città. Si tratta di Antonio Decaro, da giorni bersaglio degli attacchi della destra.

Tanti ancora, però, i tasselli da mettere a posto per completare il quadro. A partire dal ruolo che Schlein potrebbe giocare in prima persona. «Tutti i componenti della segreteria le hanno chiesto di candidarsi», fanno filtrare fonti dem al termine della riunione, che raccontano come «diverse» siano state le formule proposte. «Lei ne ha preso atto e ci ragionerà».

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«Ci sto riflettendo – ribadisce lei, a sera, in tv – io prima voglio chiudere la squadra. In un partito che non è personale ma è plurale, la prima cosa è la squadra. La leader si spenderà in ogni caso, sempre e comunque, in tutte le campagne elettorali».

L’obiettivo del Nazareno è quello di «confermare la crescita di questo ultimo anno», mettendo in campo tutti gli strumenti che vanno in questa direzione e provando ad andare avanti su uno schema unitario. Il combinato disposto tra le difficoltà delle fasce più povere e l’attacco alla libertà di informazione, con la Rai «militarmente occupata dalla destra» e la «mossa ungherese» sull’Agi, «ci impone di stringere un’alleanza tra le sensibilità di questo partito – è il ragionamento – Il Pd ha un unico avversario e questo avversario è la destra, a maggior ragione nel momento in cui la corsa a destra di Salvini e Meloni fa male all’Europa”.

L’unità, però, in tempo di liste è esercizio assai faticoso, tanto che dalla minoranza arrivano i primi distinguo. Il confronto «è in corso, non c’è nulla di chiuso. Non è vero che tutti abbiamo chiesto che Schlein si candidi», viene precisato.

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«Noi abbiamo manifestato la nostra perplessità sulla possibilità di avere candidature civiche come capolista, magari affiancate dalla candidatura della segretaria» perché «questo non valorizzerebbe la classe dirigente Pd e penalizzerebbe soprattutto le candidature femminili», è la linea.

La scelta di candidare Cecilia Strada al Nord Ovest e l’ex direttore di Avvenire, Marco Tarquinio al Centro e combinare queste scelte con la candidatura da capolista di Schlein magari nelle isole, insomma, non convince troppo Energia popolare (ma oltre ad Alessandro Alfieri anche Debora Serracchiani e Peppe Provenzano avrebbero manifestato dei dubbi) che in caso di segretaria capolista vorrebbe che anche il presidente, Stefano Bonaccini, lo fosse. La direzione chiave per riempire tutte le caselle, in ogni caso. è in calendario per il 15 aprile e non è escluso che si arrivi ancora più in là con i tempi per far quadrare il cerchio.

Domani, intanto, si riunirà il tavolo tra Più Europa, Italia viva, Psi e Libdem per la lista di scopo per gli Stati uniti d’Europa. Oggi gli sherpa hanno lavorato a un documento programmatico e l’accordo sembra a un passo. L’idea sarebbe quella di coniugare candidature rappresentative di ogni singola area con nomi della società civile capaci di diventare il simbolo di battaglie comuni. Matteo Renzi aspetta alla finestra che l’accordo vada in porto ma si dice ottimista: «Stiamo lavorando per portare a Bruxelles diversi parlamentari europei che non siano sovranisti o populisti. Persone che credono negli Stati Uniti d’Europa. Persone che fanno politica. Perché serve l’Europa e serve la politica, mai come in questo momento drammatico per il futuro del pianeta. C’è chi pensa ai veti, io penso ai voti», dice punzecchiando Carlo Calenda che ancora una volta dice no ad «un’accozzaglia» che comprenda anche l’ex alleato. «Sono convinto che faremo un grande risultato», aggiunge. Il leader di Iv in caso di corsa solitaria è pronto a correre da capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, ma in caso di accordo – spiegano i suoi – si metterebbe a disposizione, «correndo comunque, non correndo, candidandosi non da capolista». I giochi sono aperti.

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