Brava Virginia, la guerra va disertata
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Brava Virginia, la guerra va disertata

Brava Virginia Libero, segretaria dei Giovani democratici, per avere usato parole forti che scuotono coscienze intorpidite, che mettono in crisi il politicamente corretto. Parole come “disertare” la guerra.

Brava Virginia, la guerra va disertata
Virginia LIbero
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

19 Settembre 2026 - 11.54


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Brava Virginia. Brava e coraggiosa. Perché hai dato voce alle ragazze e ai ragazzi come te, e sono la stragrande maggioranza, che pensano che un mondo con più armi sia un mondo meno sicuro, che i miliardi spesi in armamenti sono una follia che arricchisce il sistema militare-industriale globale e sottrae risorse vitali alla cooperazione internazionale, all’aiuto allo sviluppo, alla sanità pubblica, all’istruzione. Alla vita. 

Brava Virginia, per avere ricordato dal palco della Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, che essere pacifisti significa essere “partigiani”, sì partigiani, che hanno scelto di stare dalla parte dei popoli oppressi, dalla parte dei più indifesi tra gli indifesi. 

Brava Virginia Libero, segretaria dei Giovani democratici, per avere usato parole forti che scuotono coscienze intorpidite, che mettono in crisi il politicamente corretto. Parole come “disertare” la guerra. Disertare, sì disertare. Perché la guerra va “disertata”. 

Brava Virginia, per non essere arretrata di un passo dopo le critiche che ti sono piovute addosso dai direttori di giornale con l’elmetto in testa, da editorialisti pontificanti che un campo di battaglia, per loro fortuna, lo hanno visto sono in Tv o letto raccontato da quei pochi, bravi inviati di guerra ancora in circolazione (uno per tutti, Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera.

Il fuoco amico non ti ha scalfito. Lo hai detto chiaro e tondo a Otto e mezzo (La 7).

“I giovani in Italia non hanno nessuna intenzione di imbracciare le armi per andare a combattere una guerra per Trump, Putin o Netanyahu”. Più chiaro di così non si può.
Lilli Gruber le chiede se si aspettasse le critiche dei riformisti del Pd. Le hanno ricordato, dice la conduttrice, che “i giovani partigiani che scelsero di partecipare alla Resistenza non disertarono”. A insorgere è Pier Luigi Bersani, presente in studio: “Ma non è vero, molti partigiani disertarono la Repubblica Sociale Libero replica: “Intanto, tutta la solidarietà è arrivata non tanto a me quanto proprio all’organizzazione giovanile. Tendenzialmente tutte le critiche che ho ricevuto non sono state dai miei coetanei “. Si dice sorpresa che “un messaggio così banale e semplice” abbia “scosso così tanto le anime”. E sottolinea: “Che i giovani non vogliono impugnare le armi nelle guerre di guerrafondai in giro per il mondo che decidono da oligarchi che noi, figli degli ultimi, dobbiamo andare a combattere le loro guerre, forse è strano. Il quadro geopolitico è sempre più preoccupante ma la nostra generazione non ha mai spazio per esprimersi. E troppo spesso voi più grandi vi dimenticate che al fronte dovremmo andarci proprio noi“.

Libero aggiunge: “Noi nel Paese reale ci siamo, facciamo anche tutti i giorni campagne dal basso. Ci preoccupa tantissimo l’ipotesi che la presidente Meloni possa pensare di spendere il 5% del nostro Pil in armamenti quando i nostri diritti costituzionali sono sotto attacco ogni giorno”.

Gruber le chiede se nel Pd ci sia spazio per i pacifisti.
“Certo, il Pd è un partito pacifista “, risponde Libero. La linea, puntualizza, è quella di Elly Schlein su pace e giustizia sociale, posizione “non strumentalizzabile”. E chiede di non aspettare che i giovani debbano urlare da un palco, imbrattare un monumento, mettere il loro corpo su una barca per andare in Palestina per essere ascoltati: “Noi la politica la facciamo tutti i sacrosanti giorni. Abbiamo una linea, che è quella del Pd, anche rispetto alla questione della pace. Ma spazio per noi non ce n’è mai, la politica ci usa come oggetto e non come soggetto di discussione”.

Una lezione di coerenza impartita ai politici politicanti, quelli che arricciano il naso alla vista dei pacifisti, anzi dei “pacifinti”, quelli che per costoro fanno il gioco di Putin o di Hamas; quelli che si autodefiniscono riformisti, facendo rivoltare nella tomba Giacomo Matteotti. Quelli del “mai nel campo Lavrov”; quelli per cui Israele ha ecceduto nella sua guerra di difesa (sigh), ma guai a parlare di genocidio a Gaza. Quelli che la pensano come la teutonica presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che la guerra si vince con la guerra e dunque l’Europa continui a mandare armi a Kiev senza avere in testa uno straccio di proposta politico-diplomatica per arrivare quantomeno a una tregua di lunga durata.  Quelli che il Paese reale di cui parli non sanno cosa sia e spacciano come “cultura di governo” la subalterna amministrazione dell’esistente. Quelli che non “sognano” e che impartiscono lezioni ai giovani come te che continuano a sognare, e a battersi, per un mondo migliore. Un mondo dove il diritto internazionale non sia, come è oggi, ridotto a carta straccia. Un mondo più giusto e, sì,  più eguale. 

Cara Virginia, continua così.  Sei sulla strada giusta. Quella dei nuovi partigiani (senza virgolette)

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