Ennio Di Vincenzo, il segno come forma di resistenza
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Ennio Di Vincenzo, il segno come forma di resistenza

Al Monastero di San Basilio, una mostra retrospettiva dedicata all’artista abruzzese nell’ambito della VI edizione di Seminiamo Arte

Ennio Di Vincenzo, il segno come forma di resistenza
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19 Agosto 2026 - 21.33 Culture


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Nel suggestivo spazio del trecentesco Monastero di clausura di San Basilio, dopo gli omaggi dedicati a Pasquale De Carolis e Augusto Pelliccione, rispettivamente nelle V e VI edizioni, il MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila propone un nuovo appuntamento dedicato a un artista scomparso che ha operato nella città capoluogo.

Sabato 22 agosto 2026, alle ore 18.00, nell’ambito della rassegna interdisciplinare Seminiamo Arte – VI edizione, sarà inaugurato l’Omaggio a Ennio Di Vincenzo (1930-2009), con la mostra retrospettiva “Un labirintico segno antagonista”, a cura di Antonio Gasbarrini.

L’iniziativa è inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 ed è sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila. Tra gli artisti abruzzesi che hanno operato nel capoluogo tra la seconda metà del Novecento e il primo decennio degli anni Duemila, Ennio Di Vincenzo occupa una posizione di particolare rilievo. Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte di Firenze e l’Accademia di Belle Arti di Venezia, l’artista ha sviluppato una ricerca rigorosa, costantemente orientata verso i linguaggi e le soluzioni stilistiche ed espressive più avanzate del proprio tempo.

Una ricerca che, accanto alla dimensione formale, ha mantenuto una forte componente etica e ambientalista, assumendo spesso una dichiarata posizione antagonista nei confronti delle convenzioni e delle contraddizioni della contemporaneità. La retrospettiva riunisce un nucleo di circa venti opere, accompagnate da diverse cartelle di grafica, offrendo una sintesi dei passaggi fondamentali della sua vicenda artistica.

Tra i materiali esposti spicca, per particolare significato, la cartella realizzata nel 2007 con l’apporto poetico di Edoardo Sanguineti. Il percorso espositivo consente di ripercorrere la poetica di Di Vincenzo attraverso tre principali cicli, scanditi nel tempo e nelle progressive trasformazioni del suo linguaggio: “Tra Nuova figurazione e Natura ri/trovata”, “La sfida del segno vs il ripiegamento citazionista Post-moderno” e “I segnici quadri-oggetto con vetri anti-sfondamento”. Al centro dell’intera produzione dell’artista permane tuttavia un elemento costante e riconoscibile: il segno.

Un segno quasi chirurgico, impresso sulle lastre nelle opere grafiche, tracciato sui fogli dei disegni e continuamente reinventato nella pittura. È proprio attraverso questa matrice segnica che Di Vincenzo elabora una personale rilettura del mito di Arianna e del labirinto, destinato a diventare un’autentica icona della sua ricerca e una sorta di basso continuo capace di attraversare le problematiche individuali e sociali della contemporaneità.

Il labirinto non è dunque soltanto una citazione mitologica, ma una metafora esistenziale e civile: uno spazio mentale e fisico nel quale l’individuo contemporaneo si muove tra smarrimento, ricerca, conflitto e possibilità di orientamento. In questo scenario, il segno diventa strumento di indagine, ma anche gesto di resistenza e di opposizione.

Di Vincenzo credeva fermamente che nulla, all’interno di un’opera bidimensionale o tridimensionale, dovesse essere lasciato al caso. Ogni elemento doveva scaturire da un progetto meditato, anche quando il caso irrompeva violentemente nella superficie levigata di un vetro antisfondamento, trasformando la distruzione in un inatteso processo creativo.

È proprio a questo particolare ciclo che Antonio Gasbarrini dedica una riflessione nel testo di presentazione della mostra: «Se vogliamo, siamo in presenza di una sorta di tridimensionalizzati bassorilievi, per lo più tendenti ad un’astrazione d’ordine concettuale, rafforzata da quei casuali e caotici segni generati dalla cruda violenza di un gesto (colpo di martello) che mentre distrugge, nel contempo crea. Già. La rivincita di un’agognata Bellezza, esaltata ora dalle frattaliche, irregolari e zigzaganti incrinature, autentiche portatrici d’ermetici messaggi tutti da interpretare e decifrare. Ponendo inoltre, sotto la loro tutela, il quid creativo rivelatore dei processi di metamorfosi formali, quid dovuto alla diversa incidenza della luce sulle vitree lacerazioni nel corso di una giornata con conseguente modificazioni percettive».

La mostra diventa così non soltanto un omaggio alla memoria di un artista, ma un’occasione per riaprire il dialogo con una ricerca ancora capace di interrogare il presente. Il segno, la materia, la frattura, il labirinto e la luce si intrecciano in una poetica nella quale la tensione verso la bellezza convive con una forte consapevolezza critica.

Nata nel 2021, nel pieno della pandemia da Covid-19, nel villaggio post-sismico di San Lorenzo, la rassegna Seminiamo Arte prende forma in un territorio segnato dalla ricostruzione e dalla memoria. È qui che tuttora risiedono, a distanza di ben 17 anni, gli abitanti “sfrattati” dal borgo medievale di Fossa, ed è qui che ha sede il MuBAq.

Affidata alla direzione di Lea Contestabile e Antonio Gasbarrini, con il coinvolgimento di critici e storici dell’arte, istituzioni e associazioni culturali, la manifestazione rinnova anche nella sua VI edizione la propria scommessa sull’arte contemporanea come strumento di rigenerazione, capace di contribuire alla formazione di una coscienza civica e identitaria. Attraverso iniziative che mettono in relazione innovazione, rigenerazione urbana e partecipazione comunitaria, il progetto mira a recuperare spazi e a trasformarli in luoghi nuovamente vitali, aperti all’incontro, alla cultura e alla partecipazione.

L’arte viene così intesa non come elemento estraneo al territorio, ma come dispositivo capace di incidere sulla vita quotidiana e di contribuire al miglioramento della qualità della vita delle comunità. Per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, Seminiamo Arte si articola in una pluralità di progetti e sezioni: Arte e Natura, Arte e Spiritualità, Arte Pubblica, Arte Relazionale, Residenze d’Artista, Workshop e laboratori.

Una rete di iniziative che trova collocazione in luoghi diversi e fortemente caratterizzati dalla storia e dall’identità aquilana: dal giardino restituito a nuova vita del rinascimentale Convento di Sant’Angelo d’Ocre al trecentesco Monastero di clausura di San Basilio; dall’Orto botanico a ridosso del Convento della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a Palazzo Camponeschi, Palazzo Carlo Benedetti, il Convento di Santa Caterina e Palazzo Spaventa; dal Palazzetto dei Nobili all’area verde adiacente alla Fontana Luminosa, fino alla One Gallery.

In questo progetto culturale si inserisce il ruolo del MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila, nato con l’obiettivo primario di valorizzare la creatività fin dalla più tenera età. La sua attività si sviluppa attraverso workshop e laboratori, realizzati sia nella sede del museo sia in location esterne, e attraverso la progressiva costituzione di una prestigiosa collezione d’arte internazionale e di un Parco scultura, accanto all’organizzazione di mostre e iniziative culturali.

L’omaggio a Ennio Di Vincenzo si colloca dunque in una più ampia strategia di valorizzazione dell’arte contemporanea, della memoria degli artisti che hanno contribuito alla storia culturale del territorio e dei luoghi che oggi tornano a essere spazi di incontro e di produzione culturale.

Nel cuore del Monastero di San Basilio, Un labirintico segno antagonista restituisce così alla città la voce di un artista che ha fatto del rigore progettuale, della sperimentazione materica e della forza del segno gli strumenti di una ricerca profondamente personale. Una ricerca nella quale il labirinto di Arianna continua a rappresentare, ancora oggi, la complessità del cammino umano e la necessità di trovare, attraverso l’arte, nuove vie di orientamento.

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