Una nuova ondata di violenza dei coloni israeliani ha colpito, nella serata di oggi, la zona di Beit Lid, a est di Tulkarem. Secondo fonti locali citate dall’agenzia palestinese WAFA, gruppi di coloni hanno lanciato un attacco su larga scala contro impianti industriali e terreni agricoli palestinesi, appiccando incendi di vaste proporzioni e provocando diversi feriti.
I coloni hanno dato alle fiamme numerosi veicoli palestinesi nell’area industriale di Al-Lada’in, tra cui quattro camion appartenenti al caseificio Al-Juneidi, causando danni ingenti alla fabbrica. Le fiamme si sono estese anche a terreni agricoli, capannoni metallici e tende di una piccola comunità beduina composta da due a cinque famiglie. Durante l’assalto, i coloni hanno lanciato pietre contro i residenti, ferendo almeno due persone alla testa.
Le stesse fonti riferiscono che ingenti forze dell’esercito israeliano sono intervenute non per fermare l’attacco, ma per proteggere i coloni, inseguendo invece i palestinesi che cercavano di difendere le loro proprietà. Squadre della protezione civile e ambulanze palestinesi si sono precipitate sul posto per spegnere gli incendi e soccorrere i feriti, in un clima di fortissima tensione.
L’episodio si inserisce in un trend crescente di aggressioni dei coloni nel governatorato di Tulkarem, spesso condotte sotto la copertura o l’indifferenza delle forze di occupazione. Secondo i dati di organizzazioni per i diritti umani, negli ultimi mesi gli attacchi contro civili palestinesi, fattorie e proprietà si sono moltiplicati in tutta la Cisgiordania, con incendi dolosi, taglio di ulivi e distruzione di raccolti.
Dopo l’attacco, il governatore di Tulkarem, Abdullah Kmeil, ha lanciato un appello urgente per la creazione di comitati di pattugliamento locali, composti da cittadini e funzionari dell’Autorità Palestinese, per proteggere le comunità più esposte. Kmeil ha inoltre chiesto alla comunità internazionale e alle organizzazioni per i diritti umani di intervenire per fermare quella che ha definito “una vera e propria campagna di terrore contro i civili palestinesi”.
Le sue parole riflettono un sentimento sempre più diffuso nei Territori Occupati: la sensazione di essere lasciati soli di fronte a una violenza sistematica, che trasforma le campagne palestinesi in teatri di guerra quotidiana e mette in discussione non solo la sicurezza dei civili, ma anche la credibilità delle istituzioni internazionali chiamate a garantirla.