Una delle narrazioni farlocche spacciate dalla stampa mainstream italiana, quella prona sempre e comunque a Israele, è quella di sostenere che c’è una destra estremista e una “moderata” nello Stato ebraico. E di quest’ultima farebbe parte il Likud, il partito del primo ministro, criminale di guerra, Benjamin Netanyahu.
Niente di più falso. Come raccontato da Globalist, con il decisivo contributo del gotha del giornalismo indipendente israeliano, il Likud di Netanyahu non ha più nulla a che vedere con quello delle orini, con il Likud di Menachem Begin, di Yitzhak Shamir, persino con quello di Ariel Sharon. Tutti primi ministri marcatamente di destra ma una destra lontana anni luce da quella impersonata da Netanyahu. “King Bibi” ha modellato il Likud a sua immagine e somiglianza. Quale sia, lo spiega molto bene, su Haaretz, David Issacharoff, in pezzo dal titolo: “Il principale partito politico israeliano non sta favorendo l’estrema destra. È proprio l’estrema destra”.
Argomenta Issacharoff: “Le primarie per la lista del Likud di Benjamin Netanyahu alla Knesset sono ormai in pieno svolgimento, offrendo un raro momento di riflessione sul riassetto politico del Paese dopo la guerra di Gaza.
L’estrema destra non è più limitata ai partiti di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Lo stesso Likud, un tempo considerato la roccaforte della destra moderata israeliana, ne è ora la più grande e potente espressione.
Come molti appassionati di politica, ogni volta che mi imbatto in un nuovo partito, controllo la sua scheda su Wikipedia per verificarne l’ideologia e la posizione politica. Oggi il Likud è descritto come un partito «populista di destra». Molto tempo fa, nel 2015, era ancora descritto come «da centro-destra a destra». Nel frattempo, l’Otzma Yehudit di Ben-Gvir è classificato come «estrema destra», così come il Sionismo Religioso di Smotrich. Non c’è motivo per cui anche il Likud non debba rientrare in questa categoria.
Ma la trasformazione del Likud è ben più pericolosa di una semplice questione semantica.
La supremazia ebraica è ormai politicamente egemonica in Israele, come chiariscono le figure di spicco del Likud. Dopo aver collaborato con il partito di Ben-Gvir – nato da un movimento un tempo considerato inaccettabile per i leader fondatori del Likud – durante gli eventi del 7 ottobre e la distruzione di Gaza, le politiche dei due partiti sono ormai indistinguibili l’una dall’altra. Semplicemente non c’è spazio sufficiente per elencare tutti gli esempi di membri del Likud che schiumano dalla bocca invocando il genocidio e la fame a Gaza.
Questo gemellaggio politico viene talvolta dichiarato apertamente. La ministra May Golan del Likud ha recentemente affermato che non vi sono «molte differenze ideologiche» tra il Likud e il partito di Ben-Gvir, che «deve assolutamente stare con noi». Altre volte, è insito nei messaggi delle figure di spicco del Likud: il ministro della Difesa Israel Katz ha recentemente pubblicato dei video elettorali deliranti che glorificano l’incessante bombardamento di Gaza da parte di Israele e si è vantato di aver sfollato 40.000 palestinesi dalle loro case in Cisgiordania.
Un chiaro esempio di questa affinità kahanista è Yossi Dagan, un leader dei coloni politicamente scaltro la cui missione di vita è vedere Israele annettere la Cisgiordania. Dagan è ora uno dei principali uomini di potere del Likud, con un blocco organizzato di coloni in tutta la Cisgiordania che è diventato fondamentale per chiunque cerchi un posto di rilievo nella lista del partito.
Era quindi appropriato vedere il ministro della Difesa Katz tagliare il nastro insieme a Dagan giovedì in occasione dell’inaugurazione di un ennesimo nuovo insediamento ebraico in Cisgiordania. «Siamo qui per restare», ha dichiarato, fissando l’obiettivo di far vivere «un milione di israeliani» in Cisgiordania e ringraziando Netanyahu «per il suo pieno sostegno». La sua influenza spinge persino il ministro della Difesa, responsabile delle politiche israeliane in Cisgiordania, a baciare l’anello e ad abbracciare apertamente la sua visione di annessione, apartheid e pulizia etnica.
Questo riallineamento non solo ha spinto il Likud ancora più a destra, ma ha trascinato con sé anche i rivali di Netanyahu. Nel corso degli anni, il campo anti-Netanyahu si è mosso quasi all’unisono, spostandosi dal centro-sinistra verso il centro e ora verso il centro-destra, restando restio a contestare la dottrina di sicurezza del Likud.
La trasformazione del Likud è la trasformazione di Israele: il trionfo di un’ideologia di destra profondamente radicata che disumanizza i palestinesi e renderà impossibile la condivisione di questa terra fintanto che entrambi rimarranno fedeli alla supremazia ebraica”.
Così Issacharoff. Più chiaro di così…
Di questo cambiamento di pelle, Israel Katz ne è la rappresentazione tragicomica.
A coglierne l’essenza, sempre sul quotidiano progressista di Tel Aviv, è Amir Peretz, con un graffiante pezzo dal titolo: “Per il clownesco ministro della Difesa israeliano, gli interessi politici hanno la precedenza sulla sicurezza”
Scrive Peretz: “Questa settimana il Likud ha regalato uno dei momenti più esilaranti della storia del partito quando ha annunciato, nel cuore della notte, che il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe garantito a tre ministri – Israel Katz, Gideon Sa’ar e Haim Katz – un posto nella lista elettorale del partito. Il motivo per cui è stato scelto Israel Katz, ministro della Difesa: «Sebbene ci si aspettasse che fosse in testa alla lista, questa decisione gli consentirà di concentrarsi sulle esigenze di sicurezza piuttosto che sulla politica.»
Ebbene, se ci si aspettava davvero che Katz fosse in testa alla lista, perché non si è candidato? Non spetta a me commentare le dinamiche interne del Likud, ma la sicurezza nazionale è sicuramente una questione di interesse pubblico. In questo caso, il Likud ammette che Katz è troppo impegnato con la politica, quindi dovrebbe dedicare più tempo alla difesa.
Ma chiunque lo abbia seguito nei suoi 21 mesi come ministro della Difesa sa che, indipendentemente dal fatto che si profilino o meno delle primarie di partito, per lui la politica viene sempre prima di tutto. Ospita spesso attivisti di estrema destra nel suo ufficio presso il quartier generale della Difesa e raramente manca ai matrimoni e ai bar mitzvah dei membri del Comitato Centrale del Likud. La settimana scorsa ha persino saltato una riunione del gabinetto di sicurezza su Gaza per partecipare a una festa in occasione del fidanzamento del figlio del rabbino Yoshiyahu Pinto.
Quando Katz ha annunciato durante una tavola rotonda su Channel 14 che avrebbe licenziato il capo del Comando Centrale Avi Bluth, è stato oggetto di aspre critiche anche da parte della destra e, per riparare al danno, ha rapidamente invitato i leader dei coloni. (Dopotutto, Bluth è uno di loro.) Prima di allora, Katz aveva rivelato in una conferenza su Channel 14 che aerei statunitensi stavano decollando da basi israeliane per attaccare l’Iran.
Nel frattempo, Katz pubblica video idioti in cui si vanta che quando «preme i pulsanti, gli iraniani dicono: “Che Dio ci aiuti”», il che solleva preoccupazioni riguardo al danno alla sicurezza nazionale derivante dall’avere un ministro della Difesa così buffone. Guardando il video, c’è una ragionevole probabilità che gli iraniani stessero chiedendo l’aiuto di Dio per altri motivi.
Il posto garantito di Katz nella lista è la prova della pressione che lui e Netanyahu stanno subendo in vista delle primarie del Likud, che avrebbero dovuto relegare Katz in una posizione indecorosamente bassa. Se fosse stato così importante garantire al ministro della Difesa la tranquillità necessaria per svolgere il proprio lavoro invece di dedicarsi alla politica, avrebbe dovuto ricevere questa deroga speciale già da tempo. Ma la politica di Katz serviva agli scopi di Netanyahu.
Il compito di Katz era quello di ostacolare la coscrizione degli ultraortodossi, gli Haredim. L’esercito, il procuratore generale e la Corte Suprema hanno lavorato con grande impegno per arruolarli, ma Katz si è adoperato altrettanto intensamente per ridurre il numero di avvisi di leva inviati agli Haredim ed è stato un partner chiave nelle promesse legislative volte a esentarli.
Tutto ciò è avvenuto a spese degli israeliani che prestano servizio e sono stati costretti a presentarsi per un servizio di riserva senza fine, mentre Katz stringeva la mano agli intrallazzatori ultraortodossi. Ha sfruttato la sua posizione di ministro della Difesa per indebolire l’esercito e la sicurezza nazionale.
La decisione di garantire a Katz un posto riservato nella lista del Likud «per occuparsi di sicurezza» non potrà che essere oggetto di scherno da parte dello Stato Maggiore. È una brutta notizia. Katz potrebbe non dover più dedicare così tanto tempo alla politica del Likud, ma ciò gli darà solo più tempo per fare politica con l’esercito.
Katz è il ministro della Difesa più politicizzato nella storia di Israele. Tutto è iniziato durante la sua prima settimana in carica, quando ha sospeso la detenzione amministrativa – ovvero la detenzione senza processo – per i coloni e ha litigato con il capo di Stato Maggiore riguardo alle nomine ai vertici. Ha inoltre dato istruzioni di non richiamare in servizio di riserva il Magg. Gen. (ris.) Yair Golan, leader del partito di centro-sinistra dei Democratici. Katz ha fatto lo stesso per Omri Ronen dei Democratici, che aveva prestato servizio per centinaia di giorni in un’unità d’élite.
Abbiamo buoni motivi per temere che, nei due mesi e mezzo che precedono le elezioni generali, Katz utilizzi l’esercito per cercare di migliorare la posizione del Likud. Il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha già annunciato il congelamento delle nomine ai vertici fino al voto, perché sa con chi ha a che fare. La sfida più grande sarà quella di frenare le operazioni militari contaminate dalla politica”, conclude Peretz.
Sarebbe facile giocare con assonanze cacofoniche con il cognome del ministro della Difesa israeliano. Evitiamolo. Ma resta il fatto che Israel Katz è alla guida di un ministero che a suo tempo fu guidato da persone del calibro di Moshe Dayan, Yitzhak Rabin e, sul fronte opposto, Ariel Sharon. Ora c’è lui, un servitore indefesso di Netanyahu, una parvenza di ministro. Un clown della politica israeliana, ma un clown molto pericoloso.
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