Mike Huckabee, l’ambasciatore statunitense in Israele, è da sempre un convinto sostenitore degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Perfino lui ha condannato domenica i coloni che da una settimana assediano il villaggio palestinese di Qusra, in Cisgiordania, definendoli “terroristi israeliani”.
TERRORISTI ISRAELIANI. Parole che vanno scritte a caratteri cubitali. Terroristi che restano impunti. Che agiscono alla luce del sole, attaccando villaggi palestinesi, incendiando o assediando case nelle quali vivono famiglie palestinesi, con donne, bambini scioccati da questa violenza senza fine.
TERRORISTI ISRAELIANI. Due parole che per lungo tempo, anche durante il genocidio di Gaza, per la stampa compiacente italiana, per fogli e fogliacci pro-Israele sempre e comunque, equivalevano ad un blasfemo ossimoro. Gli israeliani per definizione non possono essere tacciati di terrorismo. Loro il terrorismo lo combattono, anche se questo significa massacrare oltre 73mila persone a Gaza, delle quali almeno 20mila bambini.
I terroristi sono sempre e solo i palestinesi, anche se in fasce.
Israele, per i suoi strenui difensori italioti, non combatte mai guerre di aggressione, di conquista, ma solo guerre di difesa. E chi lo nega è un antisionista, peggio un antisemita.
Israele al massimo si può biasimare per gli “eccessi” della sua autodifesa, ma guai solo a pensare di sanzionarlo per i reiterati e documentati crimini di guerra e crimini contro l’umanità, commessi a Gaza e in Cisgiordania.
Ora, di fronte a episodi ignobili come quello di Qusra, anche tra i filo-Isra di casa nostra, comincia a incunearsi qualche dubbio, e addirittura c’è chi arriva ad affermare che quelli commessi dalle squadracce di coloni in Cisgiordania sono “atti di violenza esecrabili, da condannare”.
Però no, non ce la fanno proprio a parlare e scrivere di terrorismo israeliano.
Però, si c’è anche per noi di Globalist, un però. Grande come una casa. Perché parlare di “terroristi israeliani” è una diminutio, è voler far passare qualcosa di sistematico come qualcosa che riguarda una sparuta minoranza di violenti.
Troppo facile, troppo comodo. Perché quello che si manifesta da anni a Gaza, in Cisgiordania, non è più solo l’affermarsi di un “terrorismi di israeliani”. Quello che si è realizzato da tempo va chiamato con la definizione giusta, rispondente alla realtà dei fatti.
Va chiamato, gridato, denunciato come TERRORISMO DI STATO. UNO STATO-CANAGLIA.
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