Lo confesso, pensavo che si trattasse di una stupidaggine dettata dal caldo record di queste ore (per la serie i cambiamenti climatici sono un’invenzione della sinistra…) ma poi mi sono accorto che era tutto vero.
La campionessa mondiale di vittimismo con il record nella disciplina “stravolgimento della realtà e dei fatti” Giorgia Meloni ha tuonato offesa per commentare le parole di Stefano Bonaccini che, nell’ambito di un ragionamento più ampio, ha detto sugli elettori di destra: “È il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne delle città e di chi sta peggio dal punto di vista sociale, perché la destra li intercetta meglio con la paura”.
Traduzione di Giorgia Meloni: ha offeso gli elettori di destra.
Ricerca sociale a parte, di cui parlerò subito dopo, si potrebbe dire che con questa dichiarazione Giorgia Meloni ha dimostrato una volta di più tutta la sua ignoranza.
Ignoranza perché il signor presidente del Consiglio ignora la differenza tra statistica e offesa, tra ricerche sociali e insulto.
Tutti o quasi sappiamo (e tra gli ignoranti del tema c’è evidentemente la nostra adoratrice e amica degli autocrati misogini alla Trump) che oggi sia attraverso le indagini demoscopiche che attraverso le ricerche sociali (ha presente la sociologia e la psicologia sociale queste sconosciute?) in ogni elezione o tra una elezione e l’altra vengono ricostruiti con sempre maggiore precisione i profili degli elettori e la mobilità elettorale.
Degli elettori di un determinato partito sappiamo le fasce di età, il sesso, il livello di istruzione, le condizioni economiche e la distribuzione geografica. E molto di più.
Tra l’altro una delle cose più studiate a livello sia italiano che internazionale è la correlazione tra livello di istruzione e preferenze elettorali. E tutte le statistiche hanno rilevato che il minor livello di istruzione è correlato ad un maggior tasso di astensionismo e, tra chi vota, l’elettorato di destra è composto da persone con un livello di istruzione medio-basso.
È statistica, lo dicono le ricerche sociali.
E le statistiche dicono anche che sempre più il ‘popolo’ – io preferisco parlare di ‘masse popolari’ – abbandona la sinistra sempre più incapace di dare risposte e cerca rifugio paradossalmente in partiti che favoriscono i ricchi e i ‘padroni’ ma offrendo in cambio le rassicurazioni xenofobe e repressive.
Io credo che gli eredi del Msi che fu a sua volta erede del fascismo lo sappiano bene. Altrimenti punterebbero la loro comunicazione sui dati di fatto e i ragionamenti e non sulla bieca propaganda che solletica la pancia e il rancore.
Ad ogni modo per Giorgia Meloni vedo due alternative: o non sa cosa siano le scienze sociali e allora dimostrerebbe tutta la sua ignoranza. Oppure lo sa e allora dimostrerebbe politicamente tutta la sua vocazione manipolatoria fatta di propaganda e distorsione della realtà.
Scelga lei, scegliete voi.
Argomenti: giorgia meloni